Categoria: Citazioni

«Questo termine “successo” mi piace poco. Un illuminista come me, un crociano, non può porsi la questione in questi termini. Il successo non esiste. Esiste il proprio compito, esiste, con termine mazziniano un po’ più superbo, la propria missione. Io mi sono dedicato alla cultura, ho cercato di fare alcune cose, molte anche con notevole sacrificio personale. Mi sono impegnato a fondo nel giornalismo per il quale ho speso metà della mia vita. Quindi sono arrivato alla politica e anche lì ho profuso molto tempo, molte forze. Per me non esiste chi ha successo. C’è solo chi ha compiuto meglio o peggio il proprio dovere, chi ha portato a termine in un modo o nell’altro il compito – uso il linguaggio antiretorico di Giacomo Devoto – che gli è stato assegnato» (Giovanni Spadolini)

«Dio esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo; tentarlo ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo follia. Dio esiste perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell'umanità, nell'universo che ci circonda. L'umanità ha potuto trasformarne, non mai sopprimerne il santo nome» (Giuseppe Mazzini)

«Questi nostri pensieri, questi nostri desideri, queste nostre aspettazioni, noi le uniremo con gli interessi dei vari popoli amici e prima di tutto cogli interessi delle popolazioni locali» (Carlo Sforza al Senato il 17 Dicembre 1948)

«Ah non dimenticate, o Siciliani, avete insegnato all'Italia la potenza del volere, insegnatele la santità dell'amore, insegnatole la religione dell'unità che sola può ridare gloria per la terza volta in Europa…» (Giuseppe Mazzini)

«La società attuale è non solamente una cosa senza senso, ma un’infamia. Bisogna far di tutto perché muti» (Giuseppe Mazzini)

«Senza Educazione Nazionale comune a tutti i cittadini, eguaglianza di doveri e di diritti è una formula vuota di senso: la conoscenza dei doveri, la possibilità dell'esercizio dei diritti, sono lasciate al caso della fortuna o all'arbitrio di chi sceglie l'educatore…» (G. Mazzini)

«Il Partito Repubblicano italiano, che è sempre stato e continua ad essere un partito di volontari della politica, di uomini animati da passione politica e da concreta capacità di realizzazione, non può rinunciare a queste sue caratteristiche e non può rinunciare alla propria iniziativa politica. Né può accettare la pretesa di chi vorrebbe assumere nei confronti degli altri partiti laici una sorta di delega ed esclusività di iniziativa politica, mentre gli altri dovrebbero essere ridotti a meri fiancheggiatori, avendone come corrispettivo la partecipazione a qualche lottizzazione e a qualche spazio di clientele elettorali» (Bruno Visentini)

«Si parla da tempo di fine delle ideologie e di fine delle ispirazioni ideologiche dei partiti. Questo è certamente positivo se noi pensiamo ai danni e ai crimini che certe ideologie e miti hanno determinato in questo nuovo secolo. Ed è anche positivo se per ideologie si intendono – come sono state spesso intese - impostazioni del tutto astratte, fuori della storia e della realtà in cui operiamo. Ma la fine delle ideologie non può portare all'estremo opposto di pragmatismi o di empirismi privi di ispirazioni ideali e tali da giustificare ogni compromesso e ogni rinuncia. I partiti devono pur sempre muovere da ispirazioni ideali e nella loro azione devono essere coerenti con le idealità che li ispirano. Il Partito Repubblicano Italiano non è mai stato un partito ideologico, ma esso è sempre stato un partito di ideali: nella volontà di tradurre i propri ideali, maturati nella storia del paese, in azioni concrete con l'impegno morale e con la capacità tecnica che l'azione politica richiede» (Bruno Visentini)

«Quella terra infelice stillava dunque perennemente di sangue, non perché le anime fossero naturalmente crudeli. Erano crudeli le idee. Quante lacrime, anche ai giorni nostri, e quanto sangue non fanno versare le idee semibarbare di certi uomini, i quali per sé non saprebbero essere crudeli! Giovani scrittori, combattere l'inumanità nelle idee che la ispirano» (Cattaneo)

«L’Italia ha bisogno di alte coscienze morali per risollevarsi dal fango e dal dolore. Non permettiamo che s’intristisca con nomi e istituti, corrotti e corruttori, che rappresentano la diffamazione del nome italiano. Risollevandola libera nei suoi ordinamenti politici, giusta nei suoi ordinamenti sociali, pura e onorevole nei suoi uomini e nelle sue bandiere, fino al giorno in cui – nelle vaste gigantesche linee dell’orizzonte di Roma, dove, dopo l’imperatore, dopo i papi, dopo Mazzini, non è concesso essere moralmente e politicamente mediocri - proclameremo la Repubblica democratica Italiana» (Randolfo Pacciardi)