Sicurezza e lavoro. Il punto del PRI toscano

È sul tema della sicurezza sul lavoro – argomento, purtroppo, sempre di grande attualità – che la web TV Progetto Repubblicano Toscana ha ripreso le trasmissioni, lo scorso 20 maggio.

Il cinquantenario dalla promulgazione dello statuto dei lavoratori e la celebrazione della “Giornata per la sicurezza” indetta dai sindacati, hanno rappresentato il punto di partenza della discussione, curata dal gruppo di lavoro sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro del PRI Toscana.

La discussione si è aperta con il conteggio delle morti sul lavoro: dai 4462 decessi del 1963 siamo scesi ai 1184 del 2019, con un calo avvenuto in maniera costante negli anni, che si ipotizza attribuibile sia all’incremento delle nozioni di sicurezza, sia al cambio sulle tipologie di lavoro. Non è possibile dare stime precise sulle motivazioni che hanno portato a un decremento così significativo, visto che non si notano significativi cambi di pendenza della curva di discesa a seguito delle principali novità normativa (la legge 626 del 1994 e il decreto legislativo 81 nel 2008 su tutte).

Questi numeri, però, a nostro avviso devono indirizzaci verso due obiettivi di intervento: il cambio di prospettiva nella lotta al fenomeno infortunistico, e il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il cambio di prospettiva deve partire dalla semplificazione normativa, visto che l’equazione “+norme=+sicurezza” non è sicuramente performante in questo campo: anzi, è auspicabile lo snellimento di un sistema ormai ipertrofico, e soprattutto orientato a tutelare la sicurezza nella grande industria che non nella media e piccola impresa, che invece rappresentano il connettivo industria tipico della nostra penisola.

Inoltre, e paradossalmente, allo stato attuale l’eccesso normativo comporta una riduzione dei baluardi di sicurezza, dal momento che aumenta le possibilità interpretative di norme che non avendo visioni univoche su tutto il suolo nazionale, risultano spesso oggetto di richieste di adeguamento contradditorie e legate più al controllore che al controllo.

Altro aspetto significativo è la mercificazione del lavoro intellettuale, in cui la connivenza da un lato dei professionisti dall’altro della pubblica amministrazione, fa sì che le gare per la gestione della salute e sicurezza dei propri dipendenti siano valutate in base al risparmio economico piuttosto che dalla qualità del servizio offerto.

Un fenomeno, questo, del quale sono responsabili in primis proprio coloro che dopo si indignano (i vari ministri, governatori, sindaci…) spargendo lacrime e puntando l’indice alla ricerca degli (ignoti?) malfattori che con il loro atteggiamento irresponsabile per le morti sul lavoro.

Problematiche che, riassumendo, possiamo individuare in:

  • una normativa che indirizza più alla repressione che alla collaborazione, avendo come effetto un meccanismo tipo “guardie e ladri” che genera “consulenza difensiva” e atteggiamenti tombali da parte dei datori di lavoro che considerano un onere inutile il rispetto delle regole (si sentono ricorrenti frasi del genere “tanto è tutta carta”, oppure “è inutile, non saremo mai a posto, tanto vale sperare che non ci controllino” e similari);
  • un numero ridotto di controlli (ad oggi l’obbiettivo nazionale è del 5% delle imprese ogni anno, ovvero un controllo ogni 20 anni per ogni azienda);
  • una formazione impostata sul numero di ore da passare in aula (spesso troppe) e non sulla efficacia delle indicazioni ricevute.

Questo è quanto emerso dal dibattito del gruppo di lavoro PRI Toscano, durante il quale sono però state formulate anche proposte concrete, per iniziare a far sì che gli aspetti formali delle “leggi” comincino a rappresentare ciò che devono essere, ovvero strumenti reali per garantire la sicurezza, e non il fine da perseguire.

Si tratterà di:

  • fermare le gare al ribasso sulla sicurezza, cercando di creare meccanismi di verifica interna e meccanismi che portino a realizzare un albo dei consulenti, con punteggi dati dai vari enti in cui hanno prestato opera;
  • offrire una campagna di bonus per la sostituzione dei macchinari, importantissima specialmente per le piccole aziende, in particolare in agricoltura;
  • favorire il cambio culturale della norma, per esempio con meccanismi in cui l’ente di vigilanza possa produrre, in occasione dei sopralluoghi, certificazione tipo ente notificato. Documento, questo, che diverrebbe premiante per i consulenti, soprattutto se sarà garantita elevata la qualità nei controllori, attraverso percorsi di formazione continua fornita dall’ente che, collaborando con le realtà produttive, avrà così l’occasione di sperimentare anche approcci innovativi alla sicurezza.

Manfredi Montalti