Stellantis, ritorno al futuro

Entro il 2026 le automobili a motore elettrico avranno lo stesso prezzo di quelle a motore termico. Lo afferma Carlos Tavares, il CEO del gruppo Stellantis, prima o poi ci abitueremo, per ora non possiamo fare a meno di precisarlo: è il nuovo gruppo nato dalla fusione di PSA e FCA.

L’elettrificazione del settore automotive è l’obiettivo strategico del gruppo, è stata sviluppata una nuova tecnologia che verrà adottata sulle cinque nuove piattaforme STLA, che saranno adottate da nuovi modelli di tutti 14 marchi del gruppo. Le piattaforme saranno flessibili e consentiranno la condivisione dei componenti, consentendo economie di scala grazie a cui ogni piattaforma potrà supportare la produzione di 2 milioni di autovetture ogni anno.

Il processo di riconversione richiederà grandi investimenti in impianti, hardware e software.

C’era qualche preoccupazione, anche negli ambienti di governo, che il nostro paese rimanesse tagliato fuori dal piano industriale del gruppo, soprattutto riguardo l’elemento chiave di questo processo di rivoluzione del settore, le gigafactory.

Ma i cattivi auspici sono stati clamorosamente smentiti, infatti dopo aver annunciato l’installazione degli insediamenti produttivi in Francia ed in Germania, Tavares ha dichiarato che il terzo sarà nel nostro paese.

Le gigafactory sono il vero elemento chiave del processo di riposizionamento della filiera produttiva dal motore termico a quello elettrico, si tratta degli impianti in cui verranno prodotte le batterie che alimenteranno i nuovi motori.

In Italia è previsto un complesso piano di sviluppo che riguarda tutto il processo della catena del valore sia hardware che software, l’impegno della azienda è di investire 30 miliardi. Il piano dovrebbe prevedere anche l’intervento pubblico, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti, ma in merito a questo aspetto non si conoscono ancora i dettagli dell’accordo.

L’Italia del governo Draghi resta la centro dei processi industriali, il gruppo Stellantis mostra interesse per la struttura produttiva del nostro paese. Il sito scelto per la riconversione in gigafactory è quello di Termoli, in provincia di Campo Basso, attualmente occupa 2500 addetti. Lo stabilimento che ha quasi cinquant’anni, fu aperto nel 1972, è specializzato nella produzione di motori e trasmissioni.

Non è ancora chiaro se verrà dedicato interamente o solo in parte alla produzione di batterie elettriche, quel che è certo è che sarà il cuore italiano del processo di transizione energetica del settore auto.

La nota amara in tutto ciò è la frustrazione della mia città, Torino, che si sente in qualche modo defraudata di un scelta che si riteneva, chissà perché, dovesse necessariamente ricadere su Mirafiori, stabilimento che occupa ancora circa 5 mila addetti e che rappresenta la storia dell’industria automobilistica italiana.

Questo è probabilmente la questione che la classe dirigente locale ha ignorato, rappresenta la storia, una nobile tradizione ma non la capacità progettuale che occorre per proiettarsi verso il futuro.

Sindacati e rappresentati locali della Piccola e media impresa hanno espresso preoccupazione, persino il nostro Presidente della Regione Cirio si è risvegliato dal torpore in cui è solito crogiolarsi per prendere una posizione forte, evocando addirittura la categoria del tradimento. Ha battuto un colpo anche la sindaca Appendino, una delle peggiori che la storia della città ricordi.

La lagna lascia il tempo che trova, i trenta miliardi di investimento non riguardano solo aspetti produttivi ma anche, soprattutto, ricerca e sviluppo e strumenti software. Il Piemonte, e gli altri distretti produttivi automotive italiani, hanno competenze e risorse tecnologiche per affrontare la sfida, che non si vince con il campanilismo o con le sterili polemiche ma interagendo con le politiche industriali del Governo e con le scelte strategiche dell’azienda.

Ora è compito del governo creare le condizioni affinché l’investimento di Stellantis generi un complesso di ecosistemi che possano produrre innovazione e nuova tecnologia, la sfida è rigenerare tutto il sistema produttivo, cogliendo le opportunità che la transizione automotive può offrire.