I gatti distratti dalla luce negli occhi. Riflessioni di una generazione postuma

I Gatti Distratti Dalla Luce Negli Occhi sono stati un caposaldo nell’immaginario collettivo della generazione di chi oggi si aggira sulla cinquantina. Protagonisti di un sound più cosmopolita che partenopeo, hanno, infatti, deciso di caratterizzarsi in contrapposizione a una visione napolicentrica che per anni ha dominato sia in ambito Indie sia nel Mainstream. E così, se da un lato “24 Grana”, “99 Posse” e “Almamegretta” non riuscivano a staccarsi dalla propria città, i “Gatti” divennero punto di riferimento per chi voleva sentirsi parte di un universo più grande, un mondo che non si chiudesse negli sfumati confini della città. Una città, per altro, in cambiamento. Era da poco crollato il Muro di Berlino, e quelle pietre ci arrivavano dentro casa. Tra ragazzi ci passavamo di mano in mano le audiocassette con i brani dei “Gatti”, o registravamo i loro concerti. La loro esperienza è stata quella di un’intera generazione che non ha smesso di aprirsi all’altro da sé. È un romanzo collettivo. Il nostro. Il gruppo non incise mai un disco. Nonostante la frenetica attività live e nonostante potessero disporre di un casale con studio di registrazione subito diventato una comune attorno la quale si sono mossi decine e decine di amici, musicisti e artisti. Ogni tanto qualcuno bussava e entrava a far parte di quella fantastica comunità. Un collettivo, diremmo oggi. Ma esattamente un anno fa, anzi, qualche mese prima, in pieno lockdown, I fratelli Davide e Cristiano Della Monica, membri originari e fondatori della band (e  della comune) hanno rispolverato alcune incisioni che il frontman, chitarrista e cantante Davide Munno aveva scritto e iniziato a fermare sui registratori. Davide Munno è prematuramente scomparso pochi anni fa, e allora, mentre il mondo si fermava, i fratelli Della Monica hanno deciso di fare quello che andava fatto. Portare a termine “Il” disco dei Gatti Distratti! Ecco che hanno chiamato a raccolta gli amici di un tempo e i musicanti a loro vicini. Il gruppo originario vedeva Davide Munno alla voce e chitarra, Cristiano Della Monica alla batteria, Davide Della Monica alla chitarra e voce, Massimo D’Avanzo ai plettri e fiati e Fabio Piras al basso. Dopo aver pubblicato ufficialmente cinque brani in alcune compilation e vinto numerosi premi il gruppo si sciolse e i componenti schizzarono a collaborare con vari artisti e gruppi come i PGR (eredi degli CSI e CCCP di Ginevra di Marco e Giovanni Lindo Ferretti), ma si mossero anche tracciando una via balcanica al folk con il collettivo viaggiante Mescla e tanti altri progetti itineranti, con loro artisti come Francesco Di Cristofaro. Poi i Taraf De Funicular con Riccardo Marconi e Osvaldo Costabile e tantissimi altri. Ma torniamo al punto. Davide prende in mano la situazione e con Cristiano rovista negli archivi appunti, tracce sonore, canzoni abbozzate da Davide Munno. Riascoltano la sua voce. Con Laura Munno e Gatetano Munno (moglie e fratello di Davide) lavorano sodo tra i ricordi e li declinano al futuro, Gatetano Munno si divide le parti di basso con Ale Innaro e Fabio Piras, Marco di Palo al violoncello, Lino Cannavacciuolo e Osvaldo Costabile ai violini, Massimo D’Avanzo ritorna ai plettri e Ginevra Di Marco che canta nella title-track. E così, tra la comune di casacuma e la casa di Davide Della Monica prende corpo UNO, album d’esordio postumo, elegia generazionale, epitaffio di un’epoca.

Le sessioni si sono completate al Monopattino, al Macinarino e al Maxsound con musicisti e tecnici che lavorano stabilmente con artisti come Vinicio Capossela, Daniele Silvestri, Brunori SAS, Marlene Kunz, Ligabue, Jovanotti e tantissimi altri. È un atto dovuto. Alla nostra memoria. Ai nostri anni belli. A quello che eravamo, che siamo e che ci trasformiamo in questa vita che ci vede a un incrocio di venti saltare da un’epoca ad un’altra che non sappiamo.

UNO esce con l’etichetta “Funambolo” di Ginevra di Marco e Francesco Magnelli. Cercatelo, compratelo!

Questo pezzo avrei dovuto scriverlo l’anno scorso… ma sono accadute troppe cose a tutti noi. Lo faccio oggi. E ne faccio omaggio. Prendetelo come una lettera, una di quelle scritte a mano e imbucate.  Un forte abbraccio. Amarcord.

Qui potete ascoltare e vedere Domani mi regalerò un fiore