Next Generation Italia, l’ok della Commissione UE al PNRR

Dopo l’incontro a Cinecittà tra la presidente della Commissione europea von der Leyen e il presidente del Consiglio Draghi, ora si passa ai fatti.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) presentato ai sensi del Regolamento UE 241/2021, dall’Italia per catturare le risorse a disposizione (finanziamenti e sovvenzioni per 210 miliardi) del Next generation EU, piano non strutturale (almeno per ora, sic!) in aggiunta al Quadro finanziario pluriennale (2021-2027) dell’UE, deve ora “correre”. Già, perché grazie alla valutazione prevista dall’art. 19 del Reg. 241 la Commissione europea ha giudicato positivamente lo strumento per accedere a oltre 191 milardi di sovvenzioni con un anticipo già entro l’estate al nostro Paese di circa 25 miliardi. Parliamo di anticipo. Sì perché bisogna fare molta attenzione: l’anticipo non è dato su un giudizio definitivo. La Commissione europea agisce da organismo tecnico, mettiamola così, il passaggio successivo sarà nelle mani di una procedura che passa dal Consiglio con una decisione di esecuzione sul budget stanziabile per l’Italia. Sarà il Consiglio a stabilire se le riforme e i progetti di investimento che dovranno essere attuati dallo Stato membro dell’UE come l’Italia ora, nonché traguardi e obiettivi e contributi finanziari calcolati saranno – appunto – esecutivi.
Tocca ora fare i bravi “sviluppatori” da un lato, per convincere della bontà del PNRR e della posizione assunta dalla Commissione europea, e anche i bravi “politici” per convincere il Consiglio, cioè i rappresentanti nazionali degli altri Stati UE, della credibilità realizzativa del nostro Paese.
Quanto dobbiamo attendere? Secondo l’art. 20 paragrafo 8 del Reg. 241, 4 settimane dalla proposta di decisione della Commissione europeo dovrebbero bastare…
Torniamo all’anticipo che è stato sdoganato. Dei 25 miliardi pronti (cioè il 13% del totale spettante, pardon richiesto) il 63% dovrebbe essere assorbito da interventi che il PNRR prevede di “mettere a terra” entro il 2021. Si tratta di 105 progetti. Con il prossimo anno i progetti saranno 167 che muoveranno altri 27,6 miliardi, fino ad arrivare a coprire 179 progetti nel 2023 (con 37,4 miliardi di spesa) e 176 interventi nel 2024 (e 42,4 miliardi di spesa).
Questa forte liquidità sarà gestita, a leggere il decreto-legge attuativo (n. 77 del 31 maggio scorso, attualmente in conversione in legge alle Camere) del PNRR, da una governance spiccatamente centralizzata. Infatti l’articolo 2 del decreto-legge n. 77 disciplina la Cabina di regia preposta in via generale all’indirizzo, impulso e coordinamento della fase attuativa del PNRR (con il presidente del Consiglio a presiederla insieme ai ministri e sottosegretari competenti per materia); l’articolo 3 prevede l’istituzione di un Tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale, con funzioni consultive (dove un margine di “manovra” è per gli enti territoriali, le parti sociali e la società civile), l’articolo 4 prevede l’istituzione di una Segreteria tecnica, collocata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con funzioni di supporto alle attività della Cabina di regia e del Tavolo permanente.