Next Generation EU, parte la raccolta dei fondi per gli Stati membri

Il 6 maggio scorso Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, nel suo Discorso alla conferenza sullo Stato dell’Unione all’Istituto universitario europeo, aveva affermato: «Con il forte sostegno dei 27 Stati membri, la Commissione europea sta raccogliendo capitali sui mercati internazionali».
La Unione – come ormai sappiamo – ha impegnato la sua reazione alla pandemia Covid19 con il Next Generation EU, una manovra di una portata storica che raccoglie, nelle intenzioni appunto della Commissione, risorse utile a “coprire” l’ammontare cospicuo (750 miliardi) da investire nella ripresa comune e “nelle nostre priorità condivise: investimenti e riforme”. Un “Rinascimento europeo”, per riprendere una prospettiva cara al presidente francese Macron,che ha però necessità di vedere un percorso virtuoso a livello di stati membri caratterizzato da 2 passaggi chiave: il primo già condotto a termine, con l’approvazione del regolamento approvato nel Consiglio Europeo dell’11 febbraio scorso, il Regolamento n. 241/2021 sul Piano di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan), che mette a disposizione 672,5 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti per investimenti pubblici e riforme, da parte dei 27 Paesi UE; il secondo più “sensibile” perché concerne il reperimento sul mercato di fondi proprio a copertura dei “bond” europei che copriranno le risorse “cedute” agli Stati membri che ne hanno fatto richiesta.
Ieri, 15 giugno, la Commissione europea, nella sua prima operazione nell’ambito di NextGenerationEU, ha raccolto 20 miliardi tramite un’obbligazione a 10 anni con scadenza il 4 luglio 2031. Si tratta della maggiore emissione di obbligazioni istituzionali in Europa, della più grande operazione istituzionale con un’unica tranche mai realizzata e del maggiore importo reperito dall’UE in una singola operazione.
Questa permetterà già a partire da luglio, la copertura, evidenziata possibile nel Regolamento 241/2021 approvato, di anticipazione del 13% delle risorse rispetto alle “richieste” dei Piani nazionali presentati, quindi circa 70miliardi sul piatto dei 550 miliardi ad oggi preventivati.
Sappiamo quanto, soprattutto per l’Italia, questa “garanzia” sia importante; il nostro Paese è il maggiore destinatario di impegni, ben 65 miliardi a fondo perduto (seguono la Spagna, 59 e la Francia, 37).
L’obbligazione – afferma la Commissione europea – ha suscitato un forte interesse da parte degli investitori in Europa e nel mondo, il che ha permesso alla Commissione di ottenere condizioni di prezzo assai favorevoli, analogamente a quanto avvenuto con le successive emissioni, dagli ottimi risultati, nell’ambito del programma SURE.
«Si tratta di un investimento nel nostro mercato unico e, ancora più importante, di un investimento nel futuro delle prossime generazioni dell’Europa, che devono affrontare le sfide della digitalizzazione e dei cambiamenti climatici» – ha affermato Ursula von der Leyen – «I fondi possono adesso cominciare ad affluire per contribuire a ridefinire il nostro continente affinché si possa costruire un’Europa più verde, più digitale e più resiliente. Visiterò ora ciascuno Stato membro in modo da osservare l’impatto di NextGenerationEU sul terreno».
Suona quasi come un “avvertimento”, abbastanza opportuno, in particolare per un Paese come il nostro che è fiacco nell’uso degli strumenti di finanziamento e ancor meno nell’uso dei danari che arrivano (metà dei fondi non vengono utilizzati rispetto a quanto storicamente concesso dai Piani pluriennali dell’UE). E infatti la presidente della Commissione europea comincia oggi con le “visite” di Spagna e Portogallo, il 22 giugno sarà in Italia, un ulteriore banco di prova dell’adeguatezza e realizzabilità delle proposte contenute nello strumento di attuazione del Next Generation EU, il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, parte predominante, che vede nel PNRR italiano il suo lasciapassare per i 210 miliardi richiesti.