In ricordo di Mariano d’Ayala

A Messina, il 14 giugno 1808, nasce Mariano d’Ayala. Figlio di un ufficiale borbonico, rimasto orfano in giovane età, viene avviato alla vita militare. Allievo del Collegio Militare della Nunziatella di Napoli poi alfiere del reggimento “Re Artiglieria” di Gaeta, nel 1835 viene chiamato dal generale C. Filangieri presso la Direzione generale dell’Officio dei corpi facoltativi per collaborare all’ammodernamento dell’esercito. Autore di opere a carattere storico e militare, frequenta i circoli culturali liberali napoletani. Chiamato ad insegnare balistica e geometria descrittiva alla Scuola Militare Nunziatella, è segnalato al Re da un superiore per i pericolosi sentimenti rivoluzionari, per cui viene allontanato dall’insegnamento. Incarcerato nel 1844,l in seguito ai moti di Cosenza, due anni dopo, al rientro dal congresso degli scienziati di Genova, viene fermato dalla polizia borbonica perché in possesso di alcune opere di d’Azeglio, Balbo e Gioberti e nuovamente arrestato in seguito ai moti di Messina e di Reggio. Tra gli animatori del movimento rivoluzionario del 1848, è nominato Intendente dell’Abruzzo Ultra, la provincia dell’Aquila. Dopo la restaurazione borbonica prende la via dell’esilio e ripara a Firenze dove gli è affidato l’incarico di ministro della guerra. Carica che abbandona presto per contrasti con il Guerrazzi. Durante il suo mandato fonda il liceo militare ed il Corpo dei veliti, redige e promulga la costituzione militare, e si distingue nell’opera di ricostruzione dell’esercito. Tra i sostenitori della ripresa della guerra contro l’Austria, dopo la fuga dei granduca, si ritira a vita privata, dedicandosi alla scrittura di opere a carattere militare. Trasferitosi a Torino nel 1852, viene nominato direttore della biblioteca di Ferdinando di Savoia duca di Genova. Membro della Società Nazionale, nel 1859 è chiamato dal governo provvisorio toscano alla cattedra di storia ed arte militare dell’Istituto superiore di Firenze. L’anno dopo torna a Napoli, valendosi della amnistia concessa da Francesco II agli esuli politici nel tentativo di evitare la fine prossima del Regno delle Due Sicilie.btra gli organizzatori della Guardia Nazionale, all’ingresso di Garibaldi a Napoli, ne viene nominato, per essere poi esonerato dal prodittatore Pallavicino. Deputato per quattro legislature nelle file della sinistra, promotore a Napoli della associazione politica, il “Plebiscito”, si pone come punti programmatici l’invito l al re di riaprire da Roma il ciclo delle legislature col titolo di Vittorio I, l’indipendenza del governo dai partiti, il decentramento amministrativo, il parziale ampliamento del diritto elettorale, l’adozione dello scrutinio di lista come strumento di eversione del clientelismo, l’indennità ai deputati. Generale del Corpo dei Volontari, transita nell’esercito italiano col grado di maggiore generale, prima come membro del Consiglio superiore degli istituti militari, poi comandante della brigata di fanteria “Reggio” e capo della sottodivisione militare di Caltanissetta. Iniziato alla Massoneria, rappresenta la Loggia “Bandiera e Moro” di Firenze all’Assemblea massonica costituente di Napoli del 1867. Consigliere, vice-sindaco ed assessore del Comune di Napoli, Senatore dal 1876, muore a Napoli il 26 marzo 1877. Il suo corpo giace imbalsamato e visibile in una cappella al cimitero di Poggioreale nel Recinto degli uomini illustri.