Luigi Alfonso Miceli e la Repubblica Romana

7 giugno 1824, Longobardi (CS), nasce Luigi Alfonso Miceli. Appartenente ad una famiglia della borghesia agraria antiborbonica e giacobina duramente colpita dalla vendetta dei Borbone con l’uccisione di sei parenti, tra cui donne e bambini, dopo aver compiuto gli studi liceali a Cosenza si trasferisce a Napoli dove frequenta gli ambienti liberali, si iscrive alla Giovine Italia e si laurea in giurisprudenza. Segretario del comitato insurrezionale in Calabria nel 1847 e 1848, con il fallimento dell’esperienza costituzionale fugge a Corfù, per evitare la condanna a nove anni di ferri inflitta in contumacia dalla Gran Corte Criminale di Calabria Citra. Raggiunta Roma, partecipa alla difesa della Repubblica Romana assediata dai francesi combattendo con coraggio nella strenua difesa de Il Vascello. Catturato dai francesi non viene consegnato alla polizia borbonica, forse per l’intervento del console inglese, e riesce a raggiungere Genova dove si guadagna da vivere insegnando diritto. Membro della Società nazionale, è tra gli organizzatori ed i partecipanti della Spedizione dei Mille, prima con la 3^ compagnia di Francesco Stocco e, dopo la presa di Palermo, come capitano di stato maggiore e avvocato fiscale del supremo consiglio di guerra permanente. Eletto deputato nelle file della sinistra nel 1861, legato da amicizia con Garibaldi, partecipa alla Spedizione per la Liberazione di Roma fermata in Aspromonte. Tra i firmatari dell’ordine del giorno presentato in Parlamento per mettere in stato d’accusa l’esecutivo a causa dei fatti d’Aspromonte, membro del comitato centrale e della commissione esecutiva per la provincia di Cosenza dell’Associazione emancipatrice, si dimette da deputato per protesta contro la repressione in Sicilia. Rieletto deputato nel 1865, confermato per undici legislature durante i suoi mandati parlamentare si batte per il miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti e per una pacificazione non violenta dell’Italia meridionale colpita dal fenomeno del brigantaggio. Combattente della Terza Guerra d’Indipendenza con il Corpo dei Volontari Italiani, tra i fautori di Roma Capitale, nel 1867 firma una interpellanza parlamentare per protestare contro l’arresto di Garibaldi. Ministro di Agricoltura, industria e commercio nel terzo gabinetto Cairoli e nei governi Crispi, senatore dal 1897, muore a Roma il 30 dicembre 1906.