La “cabina di regia” del PNRR, una scelta “istituzionale”

Il Consiglio dei Ministri del 28 maggio ha “sdoganato”, dopo tanta attesa, un decreto-legge (il n. 77) che si occupa della governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e delle prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di snellimento delle procedure.
Il decreto definisce il quadro normativo nazionale esplicitamente finalizzato a semplificare e agevolare la realizzazione dei traguardi e degli obiettivi stabiliti dal PNRR nel rispetto del regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, dal Piano nazionale per gli investimenti complementari di cui al decreto-legge 6 maggio 2021,n. 59, nonché dal Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 di cui al Regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018.
Alcuni “osservatori” hanno ritenuto di vedere in questo “governo” del PNRR un eccessivo accentramento di potere in capo al presidente del Consiglio, Draghi. Conveniamo, invece, con chi, come il prof. Fabbrini (nell’editoriale di domenica 6 maggio sulle pagine del Sole 24 ore) ravvisa un passaggio che pone, o almeno prova a porre, rimedio “a un ritardo del nostro Paese nel rafforzamento delle sue strutture di governo per adeguarle alle logiche del processo di integrazione sovranazionale”.
L’intervento del Governo Draghi, quindi, dovrebbe limitare i danni di una instabilità politica del nostro Paese, che si è trovato sfavorito dalla struttura di governo prefigurata col Trattato di Maastricht dove “i Paesi dotati di governi stabili e coerenti, oltre che guidati da un premier riconosciuto” sicuramente sono avvantaggiati.
Il dibattito politico italiano sembra però impantanato tra opposte visioni, che dimenticano il passaggio cruciale di una moderna democrazia liberale: tra “chi è nostalgico del governo consociativo dei partiti” dominato dai capi-bastone che decidevano fuori dal governo “lasciando poi al governo il compito di formalizzare quelle scelte”, rendendo inutile l’istituzione-governo e irresponsabili i decisori, e tra “chi è affascinato dal governo del capo carismatico” il leader capo-popolo che si sostituisce all’istituzione-governo.
Solo le istituzioni possono rendere possibile la decisione sulle scelte e il controllo delle stesse.
E il Governo Draghi ha messo al centro una Cabina di regia (supportata da una Segreteria tecnica), presieduta dal Presidente, con poteri di indirizzo, impulso e coordinamento generale sull’attuazione degli interventi del PNRR con Ministri e Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri competenti in ragione delle tematiche affrontate in ciascuna seduta, e la partecipazione, di volta in volta, anche dei Presidenti di Regioni e delle Province autonome di Trento e di Bolzano nonché del Presidente della Conferenza.
Questa scelta è “istituzionale” ed è in linea con quelle fatte in altri Paesi europei e dovrebbe “donare” all’azione del Governo italiano anche quella “certificazione” che la Commissione europea riteneva utile sin dal 17 settembre 2020, quando nelle proprie Linee guida consigliavi gli Stati che volessero accedere al Next Generation Eu e al suo Dispositivo per la ripresa e la resilienza di dotarsi di un Ministro competente o un entità terza che governasse i processi legati non solo alla presentazione del Piano nazionale ma anche l’attuazione dello stesso.