Quadro industriale: non abbiamo saputo pensare al domani. Che è oggi

Insomma saremmo teoricamente in ripresa, ma tre fattori hanno condizionato pesantemente la fiammata inflazionistica nella quale se non siamo già entrati, stiamo per immetterci; la pandemia, la necessaria sostenibilità ambientale, la futilità della troppo esasperata digitalizzazione laddove probabilmente ancora non serve.

La storia. In un quadro economico e finanziario non già promettente si aggiunse la questione sanitaria relativa al coronavirus, il quale, nelle diverse forme e misure, costrinse un anno e mezzo fa tutto il mondo a fermare gli impianti; chi aveva tanta sete di opportunismo però non si è fatto scoraggiare ed ha reagito con la dovuta carica; è senz’altro un esempio di fatti quello del mercato cinese, laddove la prontezza di una massiccia presenza di impianti pronti ad essere ri-alimentati procura “miracoli” oggi; da noi, in Italia, la questione, vuoi per effetto di governi passati “economicamente imprudenti”, vuoi per mancanza fisica di impianti ammodernati,  è stata invece affrontata con quella calma e lentezza che caratterizza un malato addotto in coma farmaceutico . L’Europa pure, e non tanto da meno in verità, ma almeno per altre peculiarità ed esigenze che soddisfano altri sensi .

A questo quadro si è aggiunto poi quello in verità preesistente, ma del quale sembra ci siamo accorti solo da qualche tempo a questa parte e proprio durante il fermo, alcuni (di quelli molto “rilassati”) dicono “per aver visto la natura riconquistare gli spazi”, altri che non avevano mai spento il cervello invece, era da tempo che si ponevano il problema, pur sapendo che “non si accenna nemmeno minimamente ad un solo miglioramento ambientale ed ecologico se non gira un euro e se non si mette in moto la macchina progressista”. La sostenibilità ambientale è probabilmente il tema centrale degli interventi, è quella scintilla che per lo meno sta giustificando oggi la fase espansiva, ed è realmente importante poiché lo sfruttamento insostenibile del globo e delle risorse, ci porta a quella coscienza moderna così ben argomentata e comunicata da David Attenbourgh su tutti i canali a pagamento e presso le Nazioni Unite.

Ma chi di ragionar fa una misura, sappiamo benissimo quanto sia necessario mantenere in stabile equilibrio economia ed ambiente, ecco perché non ci dovrebbero mai stare bene ne i radicalizzati fanatici di una, nè dell’altra.

Stessa sorte e ragionamento vale indubbiamente per la digitalizzazione; già dal governo Renzi francamente questa parola faceva riflettere molto il sottoscritto, e mi pare proprio una di quelle che quando parte “di moda” a fermarla ci potrà pensare solo la più materiale e concreta delle realtà, quella umana; è questo uno strumento fantasmagorico, ci consente oggi cose straordinarie che una volta avremmo attribuito solo a fantastici supereroi della Marvel, basta pensare a cosa può innescare in termini di salvaguardia della risorsa acqua e a quella umana, mediante il minor consumo di fitofarmaci, se applicata all’agricoltura; ma bisogna andarci piano ed in particolare non fondarci sopra tutta una speranza, che ben presto diverrebbe una bolla, perché come tutte le cose eteree comporta grossi rischi di inconsistenza (criptovalute e storici falsi in termini di servizi, praticamente ancora inesistenti, ne sono una prova tangibile già da un po). Ce lo diceva De Bortoli un anno fa sul Sole24ore che non bisogna pensare di digitalizzare quanto, come il lavoro di trasformazione italiano, è molto fisico e non digitalizzabile oltre una certa misura. 

In definitiva, per incapacità di visione del “domani-oggi” (perché scusate il gioco di parole, ma è quello che è in concreto oggi il domani) siamo nella pratica che più pratica non c’è, alla ripresa delle richieste e delle attività, fermentate in funzione dell’artificiosa “iniezione” proiettata dal PNRR (nonché dalla più naturale propensione ideale al “fine pandemia”) ma siamo a questo momento fortemente impreparati! al punto che data la tanta richiesta e la contemporanea bassissima offerta nazionale (ma anche comunitaria europea) i prezzi delle materie prime e dei semilavorati schizzano alle stelle, ed una possibile auto-procurataci inflazione invade il campo.

L’acciaio (ma anche i polimeri) è tra quelli che più chiaramente semplificano il quadro delle cose a chi volesse capirci qualcosa.

In pratica abbiamo impaludato gli unici impianti di trasformazione primaria che tenevamo (vedi Ilva),  esponendoci di fatto alle peripezie internazionali senza un mezzo di contrasto, e senza quindi prepararci a dovere sfruttando il fermo della pandemia; nel contempo il fermo degli impianti minerari nel mondo (sempre causa pandemia), e la estrema capacità di acquisizione del metallo riciclato da parte del mercato cinese (che compra più agevolmente e paga cash anche i prezzi stratosferici di adesso ed anche qui da noi) creano ammanco sia di materia prima che di semilavorati, il che procura semplicemente a noi di doverci accontentare delle briciole; aggiungici che il sistema creditizio in Italia è quello che è, e che quindi non abbiamo una buona capacità di fare magazzino, che è l’unica cosa che avrebbe potuto salvarci contro questo momento, ed ecco che l’economia italiana vede una luce in fondo al tunnel… ma che rischia di esser solo una candelina in mano ad un bimbo impaurito nelle tenebre.

Ed è quello che accade a chi non pensa al domani-oggi !