Digitalizzazione e competitività, il PNRR per le piccole e medie imprese

Nella prima missione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), strumento indispensabile e attuativo delle linee di sovvenzioni dell’Unione europea denominato Next Generation EU, troviamo – complessivamente – allocate risorse per 40,73 miliardi. Sappiamo che la digitalizzazione (con il green deal) è il cavallo di battaglia dell’innovazione e della transizione prefissato dalla Commissione europea e fatto proprio dal Consiglio europeo e dal Parlamento europeo, attraverso il quale – appunto con il green deal – impegna le risorse finanziarie dell’UE per un 57% base.
Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura, sono 4 componenti suddivise poi trasversalmente nei capitoli riguardanti la Pubblica amministrazione (in particolare la messa in sicurezza del sistema fragile e arretrato in alcuni aspetti) e il Sistema produttivo (in particolare per quanto riguarda la competitività, vero vulnus da sanare).
La digitalizzazione è senza dubbio una “necessità” e come tale deve avere l’attenzione che merita per ripristinare e rendere efficiente la “catena” composta dal raccordare anche le altre missioni che, senza questo approccio innovativo nei mezzi (e nella cultura) difficilmente uscirà ad emergere. Secondo il PNRR le risorse sono sufficienti: “gli investimenti previsti dalla Missione sono idonei a garantire un deciso salto di qualità nel percorso di digitalizzazione del Paese”.
L’Italia è al 25° posto in Europa come livello di digitalizzazione (indice DESI 2020), soprattutto per la mancanza o adeguata diffusione di competenze digitali.
Le Raccomandazioni per Paese (quelle che rientrano negli indirizzi forniti dalla Commissione europea dai Trattati di Lisbona) in passato (2019 e 2020) avevano sottolineato la limitata crescita produttiva e il basso livello di investimenti in digitalizzazione e innovazione dell’Italia, in un settore soprattutto: quello delle piccole e medie imprese.
E si guarda alla potenza di fuoco messa in campo dal PNRR ci accorgiamo che dei 24,30 miliardi di risorse destinate al settore produttivo, dovrebbero, sinteticamente, favorire la transizione digitale e l’innovazione del sistema incentivando, effetto leva, anche ulteriori investimenti in tecnologie avanzate, con occhio di riguardo alla ricerca e appunto all’innovazione.
Promuovere lo sviluppo e la competitività delle imprese italiane (con molta attenzione ai mercati internazionali) e con strumenti finanziari innovativi nonché sviluppo delle reti a banda larga, economia dello spazio, sistemi di osservazione e monitoraggio dei territori, sono le direttive sulle quali dovrebbero viaggiare gli interventi.
La fetta della torta è ampia. Nel quadro delle misure previste sopra, il PNRR dedica molta attenzione, ma il sistema delle PMI italiane a che punto è – almeno per l’approccio attuale – a questi temi?
Dal Rapporto che porta come titolo “La digitalizzazione delle piccole e medie imprese in Italia – Modelli per il finanziamento di progetti digitali” presentato a inizio maggio scorso, uno studio condotto da Cotec con la Bei, emerge che la platea di PMI (composta da 4,3 milioni di entità, 95% micro che rappresentano il 70% del valore aggiunto) è molto in ritardo con la digitalizzazione; infatti il 18% non ha investimenti programmati (almeno per i prossimi 3 anni – che invece saranno cruciali per carpire e utilizzare le risorse del PNRR), una percentuale ben al di sopra di quella di altri Paesi europei (10%, Francia e Germania sono all’8%). C’è però una piccola fetta di “speranza” (20%) di PMI italiane che con regolarità investono per la formazione del personale su ICT.