Intervista a Michele Masulli, presidente dei Giovani Democratici

Democrazia, antifascismo, integrazione. Le battaglie dei Giovani Democratici mostrano la necessità della fusione tra tradizione democratica e le sfide del futuro, dei temi del lavoro e del confronto con la globalizzazione. Necessità che rimangono fondamentali nella visione del presidente dei Giovani Democratici: Michele Masulli
Cosa vuole dire essere giovane democratico? Quali sono i riferimenti culturali a cui si rifanno i GD?
«La missione dei Giovani Democratici è occuparsi dei grandi temi, di dimensione nazionale, europea e mondiale, insieme alle questioni di carattere locale, su cui si misura la prossimità della politica ai cittadini. Dal punto di vista della cultura politica, sono chiamati a rinnovare i filoni di pensiero a cui si ispira il progetto del Partito Democratico: le tradizioni culturali che hanno combattuto il nazifascismo e si sono cementate nella costruzione dell’Italia repubblicana. Queste radici culturali vanno innervate con una nuova linfa, in virtù dell’esigenza di affrontare nuove sfide: il contrasto alle diseguaglianze e povertà, l’integrazione europea, la transizione ecologica, il governo della globalizzazione etc».
Quali sono i temi che secondo lei sono più importanti per i giovani?
«I temi riguardanti l’autonomia giovanile sono centrali. Penso in particolare alle politiche dell’istruzione, del lavoro, dei diritti sociali e civili e alle politiche giovanili, intese in senso più ampio. Il settore della scuola, dell’università e della ricerca in Italia è sottofinanziato rispetto alla media delle economie avanzate. Aumentarne la dotazione è essenziale per realizzare le aspettative di vita dei giovani, creare occupazione di qualità e immaginare che l’industria italiana possa competere nei comparti dell’alta gamma tecnologica. L’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro costituisce un altro nodo centrale. Da questo punto di vista, i Giovani Democratici, a partire da un grande lavoro di approfondimento e mobilitazione dei GD di Milano, stanno portando avanti una proposta volta a limitare le possibilità di ricorso agli stage, di cui si registra da anni un notevole abuso, e a incentivare l’impiego dei contratti di apprendistato, come veicolo di stabilizzazione nel mercato del lavoro. Sui temi della partecipazione democratica e della cittadinanza, tanti giovani democratici stanno animando la campagna “Voto Dove Vivo”, che ha come obiettivo di consentire a studenti e lavoratori fuori sede e persone lontane dal proprio luogo di residenza per motivi sanitari di poter votare dove vivono».
Quali sono le sfide più urgenti?
«La sfida del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è fondamentale. Bisogna fare in modo che sia una grande opportunità di trasformazione della struttura economica del Paese e di riavvio della crescita economica, da troppo tempo stagnante, e che abbia impatti occupazionali rilevanti a beneficio in particolare delle componenti del mercato del lavoro più in difficoltà, i giovani, le donne, chi vive in aree svantaggiate. Veniamo da decenni di ridimensionamento degli investimenti pubblici e il Paese ne è molto impoverito. Penso agli investimenti infrastrutturali, nel rafforzamento della Pubblica Amministrazione, nella sanità e nelle politiche sociali, in determinate aree del Paese e non solo. Gli investimenti che le risorse del PNRR danno la possibilità di avviare, uniti a riforme necessarie, sono un’occasione irripetibile affinché l’Italia possa uscire dalla crisi Covid-19 promuovendo una modello di crescita equo, sostenibile, avanzato dal punto di vista tecnologico».
Quali sono le iniziative e i progetti che cercherete di portare a termine ora che la situazione pandemica sembra Pacificarsi?
«Certamente i Giovani Democratici daranno un contributo importante al percorso della Agorà democratiche, il semestre di discussione e confronto lanciato da Enrico Letta e che prenderà avvio il 1° luglio. Si tratterà di un grande momento di condivisione e dibattito che coinvolgerà tutto il corpo del partito e anche e soprattutto tante esperienze sociali, civiche, politiche e competenze esterne per ridefinire la piattaforma programmatica del PD. Allo stesso tempo i GD devono darsi un nuovo gruppo dirigente nazionale, a conclusione del percorso congressuale. Ma a quel punto avrò terminato il mio mandato, già scaduto da tempo».