I tetti di Roma sono vivi

Quanto interesse per qualche ratto in un alimentari o una famiglia di cinghiali ai cassonetti, quando i tetti della capitale sono vivi. Chi dispone di una visione aerea basta che si affacci ad una finestra, le tegole si muovono, letteralmente. È la nuova generazione di gabbiani che è nata in queste settimane, su ogni tetto del centro storico se ne possono contare dai due ai venti. Le abitazioni che invece hanno tetti levigati o piatti non corrono particolare rischi perché i pulcini non si mimetizzano. L’uomo ha costruito le tegole per la mimetizzazione dei pulcini di gabbiano. Il fascismo con le sue batterie costiere, magari i cannoni eran di legno ma pazienza, aveva ridotto la popolazione di gabbiani a nidificare sull’isola di Giannutri dove sono rimasti tranquilli fino agli anni sessanta del secolo scorso. Poi un buontempone ha pensato bene di far loro scoprire le gioie della città. Meno male che ci si preoccupa della tutela della fauna e della specie. Varrebbe la pena di interpellare Darwin sui principi dell’evoluzione, perché se prendete un gabbiano che vive sul delta del Po è grosso la metà di uno della capitale. Ha voglia il sindaco Raggi di mettere cestini per i rifiuti, non ce n’è uno che non venga preso d’assalto e sventrato dai nostri simpatici pennuti. Sarà poi igienico tenere i rifiuti sparsi per strada tutte queste ore? Sarà igienico trasportarli per via aerea in modo di nutrire i loro piccoli? È igienico in generale che sui tetti si svolga una specie di vita della giungla con gli altri uccelli predati? Erostrato, che ad Efeso diede fuoco al tempio di Artemide, disse che le cose vanno viste dall’alto. I gabbiani ci vedono esattamente da quella posizione e c’è da credere che abbiano ben chiaro chi sia posto davvero al vertice della creazione. Vai a sapere se non finiremo per capirlo anche noi.