Educazione civica e laicità della scuola pubblica

La Chiesa Valdese ha, recentemente, richiamato l’opinione pubblica sull’operato di alcune scuole secondarie milanesi, che hanno affidato, tutto o in parte, l’insegnamento dell’educazione civica ai docenti di IRC (insegnamento religione cattolica). I Valdesi sostengono, a ragione, che la nuova materia, entrata in vigore nell’anno scolastico 2020-21, con la legge 92/2019, è materia trasversale, coinvolge varie discipline e comprende una serie di tematiche di valenza culturale, sociale, educativa, che non possono essere trattate da un solo docente, oltretutto di una materia facoltativa.
La legge 92/2019, all’articolo 2, dispone, infatti, che il Collegio dei docenti debba nominare i coordinatori della nuova materia, che nei singoli Consigli di classe avranno il compito di contribuire a predisporre la programmazione annuale (33 ore complessive) dell’attività didattica, fissando finalità ed “assi culturali” comuni e ripartendo gli argomenti per materia, in modo che ciascun docente possa sviluppare le tematiche previste dai programmi ministeriali secondo gli obiettivi, il linguaggio, i contenuti della propria disciplina.
Le tematiche sono, infatti, di diversa natura e spaziano dalla Costituzione, dalle istituzioni nazionali ed internazionali all’educazione alla legalità ed all’educazione ambientale, dal codice della strada alla cittadinanza attiva, contenuti di alto valore etico, morale, civile, che devono vedere la partecipazione attiva di tutto il Consiglio di classe, impegnato non solo nell’insegnamento, ma in un complesso e doveroso processo educativo, fondato sui valori di democrazia, libertà, giustizia, dignità della persona.
La comunità scolastica deve essere terreno fertile per il confronto dialettico, lo spirito di partecipazione, la libertà d’opinione ed in tal senso una scuola autenticamente laica, pluralista, democratica non può affidare ad un solo docente, oltretutto di una materia di cui non tutti si avvalgono, il compito di gestire una materia fondamentale (almeno per noi Repubblicani), come l’educazione civica: sarebbe la fine della collegialità e del pensiero critico e divergente.