In ricordo di Attilio Bandiera

Il 24 maggio 1810, Venezia, nasce Attilio Bandiera. Figlio di un ammiraglio della marineria austriaca, educato nell’imperiale Accademia di marina di Venezia, viene nominato ufficiale nel 1828. Durante la guerra di Siria, mentre è imbarcato sulla nave ammiraglia comandata dal padre, con il fratello Emilio è tra i fondatori della società segreta “Esperia” che si pone l’obiettivo di “affrancare l’Italia dal dominio straniero”. Entrato in relazione con Mazzini, aderisce alla Giovine Italia, crea la società segreta “la Legione Italiana” e progetta di provocare la ribellione la flotta austriaca in concomitanza con un moto insurrezionale organizzato da Nicola Fabrizi. Scoperta la sua attività a causa di una delazione, quando viene richiamato a Venezia, dove la polizia austriaca avrebbe provveduto ad arrestarlo, fugge a Corfù, dove progetta uno sbarco nelle Calabrie per alimentare o far riprendere l’insurrezione nel cosentino. Sbarcato alle foci del Neto il 16 giugno 1844, con il fratello Emilio e ad altri volontari, a seguito della denuncia di un traditore, viene catturato dalla polizia borbonica dopo un breve scontro a fuoco. Processato dall’Alta Corte Marziale, viene condannato a morte e fucilato, insieme al fratello e ad altri membri della spedizione, all’alba del 25 luglio del 1844, nel Vallone di Rovito, alle porte di Cosenza. Le ossa dei martiri, invece di essere gettate nella fossa comune dei delinquenti, vengono salvate per la pietà del curato della chiesa di S. Agostino, su richiesta dei liberali cosentini. Durante la rivolta calabrese, il 15 marzo 1848, le spoglie, tolte dal nascondiglio, sono seppellite con onore nella cattedrale di Cosenza. Con la restaurazione borbonica, le ossa vengono nuovamente nascoste per impedire l’attuazione dell’ordine del generale Busacca che ne ha disposto l’esumazione per gettarle nel Neto. Sepolte nuovamente in modo onorevole con l’arrivo dei garibaldini di Nino Bixio a Cosenza, i resti mortali trovano finalmente una degna sepoltura nel 1867, quando portate a Venezia sono tumulate nella chiesa dei Ss. Giovanni e Paolo.