Sistema fiscale, l’occasione di una riflessione

Al di là dei contenuti di queste due riflessioni, è la fonte sé che fa riflettere. Pensieri personali certo. Visco ha caratterizzato la mia prima esperienza professionale, catapultandomi, dopo la stagione delle “Bassanini”, dell’approccio ministeriale a quello “per agenzia”, trasformando innanzitutto il “modello” organizzativo dell’amministrazione operativa finanziaria. Tremonti mi ha “coinvolto” nella riforma fiscale, più sostanziale, meno formale, che dalla legge delega del 2003, si arrivò alla ristrutturazione del “libretto di lavoro”, il testo unico delle imposte sui redditi. L’uno e l’altro oggi a confronto li vedrei davanti alle nuove sfide. Non certo fondando ancora su di loro i presupposti di riforma, ma adottando alcuni approcci “scientifici” e, perché no, “politici”.
Perché? Perché abbiamo davanti a noi una sfida che potrebbe apparire in secondo piano ma che è “tra le chiave per dare risposta alle debolezze strutturali del Paese”. Argomento: la marcata frammentazione della legislazione tributaria. Il punto è vergato nel Piano nazionale di ripresa e di resilienza PNRR, ora tra le mani della Commissione europea per poter validare e permettere l’accesso allo strumento principale di sovvenzioni del Next Generation EU. Il Piano è chiaro, il governo lo ha messo per bene in evidenza: “Va operato un intervento complessivo che parta da una analisi operata da esperti in materia fiscale e che abbia come obiettivo principale la definizione di un sistema fiscale certo ed equo”.
Noi italiani ne abbiamo viste non poche, il sistema fiscale è stato poco oggetto di semplificazione e molto travolto da crisi sistemiche, ahinoi, che hanno portato negli anni far diventare normale ciò che è una patologia, il condono.
La Commissione europea lo ha evidenziato nel corso di questi anni, da ultimo nel Country Specific Recommendations nel 2019: per puntuale alla equità sociale e migliorare la competitività del sistema produttivo la revisione del sistema fiscale è imprescindibile.