Non c’è (ancora) solidarietà nazionale

Mi sembra che in fin dei conti il premier Draghi non riservi particolare attenzione alle fibrillazioni in atto nello sconquassato sistema politico italiano. Ancora oggi i partiti della maggioranza multicolore (è arduo poterla definirla di solidarietà nazionale) sembrano più concentrati a scontrarsi su futili questioni con finalità elettorali, che sui concreti, incalzanti e complessi problemi della crisi sistemica dell’Italia, rispetto ai quali peraltro sembra non abbiano maturato efficaci soluzioni politiche ed opportune proposte tecniche. Quindi nella dialettica politica, al momento, la fanno da padrone la diatriba circa la riduzione di un’ ora del lockdown serale, e le recriminazioni e gli anatemi di Fedez. Mentre sembrano totalmente usciti dall’orizzonte di interesse dei partiti della maggioranza gli immensi problemi che il governo deve affrontare nei prossimi sei mesi, per evitare che il paese venga tagliato fuori dall’ambizioso progetto europeo della Next generation eu; ed il tanto sofferto PNRR diventi un polveroso documento da custodire in qualche armadio del Mef. In questa critica situazione, il presidente del consiglio sembra, almeno a me, del tutto indifferente alle diatribe dei politici; forse convinto di poter procedere efficacemente nel perseguimento dei suoi obiettivi. Ma tutto ciò non può non sollecitare fortemente quei soggetti politici più attenti e più avveduti rispetto alle difficoltà (Draghi ne è certamente consapevole) che il governo deve superare per non restare impigliato nelle croniche e strutturali inadeguatezze rispetto alla capacità ed ai tempi di spesa di consistenti risorse finanziarie; nonché nella messa a punto delle vitali riforme di struttura, che a tutt’oggi sembrano ancora, come l’esperienza di quest’ultimi trent’anni insegna, una chimera lontana, per non dire irraggiungibile. Non vi è dubbio che questa fase politica di sostanziale “sterilizzazione” di un franco, dialettico, efficace e proficuo confronto tra quelli che dovrebbero essere i protagonisti del sistema democratico italiano, potrebbe comportare il rischio concreto che si possa innescare una ulteriore e negativa regressione e delegittimazione dei naturali referenti ed attori dei processi politici del Paese. In questa situazione “grigia e afona”, potrebbe avere buon gioco chi sapesse interpretare le reali, corrette e concrete esigenze di una opinione pubblica (specialmente di quella più attenta e sollecita) perplessa, preoccupata e disillusa; e prospettare le dovute ed opportune soluzioni. Aiutando e sostenendo concretamente così il complesso ed arduo compito del Premier.