Rincorrere la cedola elettorale produrrà danni

Con gli ultimi dati nazionali del trend dei parametri più significativi del Covid 19, tutti in discesa (più o meno consistente), si può convenire che il provvedimento governativo varato a inizio mese di aprile, con focus l’incremento della didattica in presenza sino al livello della 1ª media, non abbia innescato effetti negativi sulla situazione sanitaria del paese.Le mie osservazioni hanno ESCLUSIVAMENTE un orizzonte di ordine squisitamente matematico; senza quindi nessuna valenza medica, sanitaria, epidemiologica. L’esperienza e l’osservanza dei fenomeni epidemiologici ci consente di sostenere che la verifica poggiata sui numeri possa essere al momento un ottimo supporto per individuare le più efficaci decisioni del governo. I dati che si andranno a riscontrare alla fine della prossima settimana potranno essere assunti come elemento essenziale di riferimento per valutare l’impatto sulla dinamica epidemiologica conseguente agli ultimi provvedimenti varati dal governo, ed entrati in vigore il 26 aprile u. s; da traguardare e confrontare poi con i corrispondenti valori che si verranno a registrare nella seconda metà del mese di maggio. La consistenza di detto raffronto dovrebbe rappresentare il supporto per la valutazione degli effetti prodotti dalla ultima decisione governativa. In quest’ottica può apparire del tutto incomprensibile, per non dire strumentale e/o avventata la polemica alimentata con la richiesta di posticipare alle 23:00 l’inizio “del coprifuoco”. E ciò senza prima poter disporre di dati certi per la verifica dell’impatto e delle conseguenze dei provvedimenti ultimi deliberati dal governo “con un rischio calcolato”. Il diniego del governo poggiava essenzialmente su due elementi molto puntuali. Il primo di ordine psicologico, che voleva evidenziare che “gli alleggerimenti” deliberati postulavano l’attento e rigoroso comportamento degli italiani, per cui bisognava che restasse evidente che limitazioni nei comportamenti permanevano come esigenza di tutela della salute degli italiani fragili. Il secondo motivo si rapportava alla esigenza che venissero limitati e contenuti gli spostamenti non necessari e non funzionali ad esigenze prioritarie. Soprattutto quando questi spostamenti avrebbero potuto dare vita ad inutili e pericolosi concentramenti umani, specie da parte di quelle categorie sociali meno inclini al rispetto dei vincoli di assembramento. In questo contesto il governo è stato sottoposto, oltre ogni limite fisiologico, ad una perniciosa e corrosiva tensione politica, le cui conseguenze sulla tenuta complessiva della variopinta maggioranza non sembrano (forse) essere state sufficientemente valutate. E tutto ciò, sembrerebbe, perché qualche forza politica di maggioranza soffre in modo particolare per i sondaggi del suo partito; e quindi dell’incasso “della cedola elettorale” delle prossime amministrative. Forse il presidente Draghi farebbe bene, prima di iniziare il lunghissimo e complesso percorso della gestione del PNRR, indicare attraverso una iniziativa parlamentare i vincoli e le precise responsabilità di ogni forza politica della maggioranza di fronte ai gravi e complessi problemi dell’Italia.