Salvatore Morelli, da Mazzini alla Massoneria

Il 1º maggio 1824, a Carovigno (BR), nasce Salvatore Morelli. Dopo aver studiato nel seminario di Brindisi, si trasferisce a Napoli, dove si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, frequenta gli ambienti liberali, viene affiliato alla Giovine Italia ed inizia l’attività giornalistica. Componente della Guardia Nazionale di Carovigno, viene processato dalla Gran corte criminale di Lecce e condannato a 8 anni di carcere per aver bruciato l’immagine di Ferdinando II nella piazza della sua città natale. Per la sua attività viene sottoposto ad una attenta vigilanza da parte della polizia borbonica e subisce lunghi periodi di detenzione che sconta a Ponza, nel castello di Ischia, dove è soggetto ad una falsa fucilazione ed è torturato, e Ventotene. Durante questa detenzione salva tre bambini dall’annegamento, ottenendo la grazia, che rifiuta in favore di un altro detenuto, padre di numerosi figli. Nel 1858 gli sono concessi gli arresti domiciliari a Lecce, in regime di stretta sorveglianza. Autore de “La donna e la scienza o la soluzione del problema sociale”, in cui tratta dell’emancipazione femminile, viene liberato dopo la caduta dei Borbone, e torna all’attività giornalistica dando vita alla rivista mazziniana “Il Dittatore”. Trasferitosi a Napoli, collabora con il giornale dei razionalisti “Il libero pensiero”. Massone, tra gli esponenti della corrente massonica democratica dell’obbedienza di rito scozzese palermitana, partecipa ai lavori delle logge di adozione. Deputato per quattro legislature nelle file della sinistra, durante il suo mandato presenta un progetto di legge dal titolo “Abolizione della schiavitù domestica con la reintegrazione giuridica della donna, accordando alla donna i diritti civili e politici” per la parità della donna con l’uomo, la proposta di una nuova legge sul diritto di famiglia che prevede l’eguaglianza dei coniugi nel matrimonio, ma anche il doppio cognome, i diritti dei figli illegittimi e il divorzio, e altri disegni di legge sul diritto di voto per le donne, per l’istituzione della cremazione, l’abolizione dell’insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, l’istituzione di una Società delle Nazioni, per preservare la pace nel mondo, per un’istruzione moderna, gratuita e obbligatoria per tutti, contro la pena di morte e contro la Legge delle Guarentigie, che non trovano accoglienza nel parlamento italiano che, nel 1877 approva il suo progetto di legge che riconosce alle donne il diritto di essere testimoni negli atti normati dal Codice civile, come i testamenti. Grazie al suo impegno, le ragazze vengono ammesse a frequentare i primi due anni del Ginnasio. Muore in povertà, non esistendo allora l’indennità parlamentare, si dice, nella camera di una piccola locanda di Pozzuoli, il 22 ottobre 1880. Alla sua morte, le emancipatrici statunitensi scrissero che era morto il più grande difensore dei diritti delle donne nel mondo.