Disobbedire equivale a rinascere?

Quando si vuol parlare di disobbedienza spesso si far riferimento ad Antigone, donna caparbia che si scontra contro il volere dello zio Creonte, il quale, avendo ordinato di non seppellire i traditori di Tebe, lasciava senza sepoltura uno dei due fratelli, Polinice, morto in battaglia per mano di Eteocle.
La donna, dunque, disobbedendo al re Tebe, segretamente assume la decisione di seppellire il fratello Polinice. Tuttavia, adirando Creonte, scoperta e portata dinanzi alla sua corte, così esclama:
«Proclamato per me non avea Giove questo bando: la somma dea che domina con gli dei d’oltre tomba, la Giustizia, tali leggi giammai bandì per gli uomini; né i tuoi bandi credei tanto potessero, che le leggi non scritte ed incrollabili degli dei sovvertire uomo mortale potesse mai: ché non son d’ieri e d’ora queste leggi, ma vivon sempiterne,e quando sorser non conosce alcuno. Queste leggi giammai per il protervo arbitrio d’alcun uomo violando, non volevo affrontar l’ira divina. M’aspettava la morte? Lo sapevo, se pur tu non l’avessi proclamato».
Come ben spiegato in un interessante articolo apparso su Questione Giustizia, ad opera del Patrizio Gonnella, con la “propria scelta di disobbedire Antigone mette in evidenza il grande conflitto tra la dignità umana e il diritto. È questo un conflitto che sta tutto dentro la legge positiva e non deve essere collocato fuori da essa. La dignità umana non è qualcosa che sfugge al diritto essendo ben all’interno del sistema giuridico. Nonostante la sua origine sia non giuridica, la sua finalizzazione è nel diritto svelandone le lacune e le fallacie. La sua forza è nell’assenza di una definizione. La dignità umana aiuta il diritto a rigenerarsi e a non chiudersi nella sua roccaforte formale”.
Antiche immagini sbiadite, che riacquistano nell’attualità il vivo del loro splendore.
In questa atmosfera, pertanto, prendono forma, con ancor più vigore, i concetti del disobbedire e del resistere.
Se queste immagini dovessero essere impersonificate nelle figure di Eteocle e Polinice, come nemici, antitetici, avremmo già perso in partenza. Infatti, lo stesso Dante colloca, aldilà dell’avvenuta sepoltura rituale, entrambi all’inferno, addirittura divisi. Suicida, inoltre, è stata la libertà, la nostra Antigone.

Ne abbiamo parlato con Domenico Bilotti, professore in Diritto e Religioni del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia della Università di Catanzaro.

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