Conferenza sul futuro dell’Europa: questa sconosciuta

L’esperimento è bellissimo, unico nel suo genere e viene dalle istituzioni dell’Unione europea: il 19 aprile è stata lanciata la piattaforma della Conferenza sul futuro dell’Europa che sarà ufficialmente inaugurata nel giorno dichiarato festa dell’Europa sin dal vertice di Milano del 1985, il 9 maggio, data in cui, nel 1950, con la Dichiarazione Schuman, iniziava ufficialmente il processo d’integrazione.
Si tratta di un portale dedicato a raccogliere tutte le proposte di cittadini, istituzioni, associazioni, ad organizzare eventi, ricevere informazioni in tema di Unione europea. Il bagaglio di proposte sarà raccolto attraverso il portale per essere monitorato e utilizzato come oggetto di dibattito nel corso della Conferenza sul futuro dell’Europa che si svolgerà entro un anno, nella primavera del 2022. In tutto il processo sono coinvolte le principali istituzioni europee, Parlamento europeo, Commissione europea e Consiglio dell’Unione europea.
L’evento rappresenta un momento fondamentale perché è l’occasione per proporre le varie ipotesi di riforma della struttura istituzionale dell’Unione europea. E sappiamo bene quanto possa essere importante un rinnovamento dei processi istituzionali per trasformare l’Ue in un soggetto più solido, più snello nei processi decisionali, più forte e unito a livello geopolitico. La crisi della pandemia e le spinte contrapposte tra la chiusura nelle esigenze dei singoli Stati membri e la necessità di un coordinamento e di un supporto centralizzato da parte dell’Unione, hanno reso evidente come si sia ormai giunti ad un punto di svolta in cui l’Unione europea deve trovare una nuova identità.
L’idea che questa discussione sulla potenziale trasformazione dell’Unione europea avvenga ricorrendo al parere e alle iniziative dei cittadini è assolutamente innovativa e ha una forza di partecipazione democratica e di coinvolgimento collettivo che finora non era stata mai sperimentata con queste modalità.
Tutto ciò avviene con le immense potenzialità del web, attraverso un portale ben fatto, semplice da utilizzare, con tutti i temi di maggiore interesse da approfondire: clima, ambiente, salute, scuola, istituzioni dell’Unione europea, ecc. L’unica debolezza è quella di avere traduzioni soltanto in 24 lingue.
Ma questo potenziale democratico della piattaforma, almeno in un paese come l’Italia, rischia di non poter esprimersi pienamente per una difficoltà oggettiva: la scarsa rilevanza mediatica che viene data alla diffusione di questa notizia. Se tutti i cittadini non sono informati in modo continuativo della possibilità di poter dire la loro su una riforma che tocca tutti i campi della vita quotidiana degli europei, come fanno a far sentire la propria voce?
Questa sarebbe l’occasione per trasformare l’Europa in un’entità di appartenenza più vicina, meno elitaria, meno astratta e burocratica. Ci si aspetterebbe così che i telegiornali ne parlassero ogni giorno, che facessero degli speciali per radio e per tv, che i social si sbizzarrissero con video e post virali.
E invece non è così. L’informazione italiana è quasi marginale, qualche lancio di agenzia, qualche articolo, ma è poco, troppo poco. Dodici mesi di processo di partecipazione democratica rischiano di essere appannaggio di una minoranza di cittadini, soltanto quelli ben informati e già motivati, che comprendono l’importanza di un’Europa che si rinnova, un’Europa che non può essere certo soltanto quella dei finanziamenti del Next Generation Eu, ma che è fondata sui diritti e su libertà che sembrano diventare sempre più fragili.
Da soli non affronteremo le crisi globali come quella che stiamo drammaticamente attraversando in quest’ultimo anno. Noi abbiamo bisogno dell’Europa e l’Europa ha bisogno di noi. Abbiamo anche i mezzi democratici affinchè questa aspirazione diventi possibile.
Come diceva Robert Schuman: «L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto». Cosa aspettiamo?