Lo sbarco dei mille. La testimonianza di Sampieri

Il 28 aprile 1828, Adria (RO), nasce Domenico Sampieri. Nel 1848 si arruola volontario e partecipa alla difesa di Venezia. Costretto all’esilio dopo la caduta della città lagunare, risiede all’estero per un decennio, prima a Smirne e poi nell’Epiro. Rientrato in Italia nel 1860, è tra i volontari che si uniscono a Garibaldi e prende parte alla Spedizione dei Mille inquadrato nell’artiglieria comandata da Orsini con il grado di sergente. Distintosi per valore durante la battaglia di Calatafimi, viene nominato sottotenente. Successivamente partecipa alla diversione verso l’interno disposta da Garibaldi per ingannare le truppe borboniche così da poter raggiungere Palermo da est, distinguendosi nei combattimenti di di Sant’Angelo e di Corleone per i quali viene decorato con la croce di Cavaliere dell’ordine militare di Savoia. Promosso tenente dopo l’ingresso a Palermo, poi capitano della 1^ brigata, si distingue durante la battaglia del Volturno, guadagnando il grado di maggiore. Transitato nell’Esercito Italiano con il grado di maggiore è assegnato al 28° Reggimento di Fanteria “Pavia”, con il quale è impiegato nella lotta al brigantaggio nelle province meridionali, meritando la menzione onorevole. Combattente della Terza Guerra d’indipendenza e della campagna per la liberazione di Roma, prosegue la carriera raggiungendo il grado di maggiore generale nel 1884. Collocato a riposo il 1886, due anni dopo viene eletto deputato ed durante il mandato parlamentare raccomanda al ministro guardasigilli di liberare i comuni dall’obbligo del mantenimento dei parroci. Autore nel 1893 di Lo sbarco dei Mille a Marsala – frammento storico, muore a Firenze il 19 febbraio 1896 ed è sepolto nel Cimitero Porte Sante vicino la chiesa di San Miniato