Luigi Settembrini, dalla Giovane Italia alla Massoneria

Il 7 aprile 1813, a Napoli, nasce Luigi Settembrini. Figlio di un avvocato che aveva sofferto in galera per la partecipazione alla Repubblica Napoletana, allievo del collegio di Maddaloni, laureato in legge, non trovando la passione per l’attività forense, si iscrive all’Università di Napoli, dove si laurea, per studiare latino, filosofia e letteratura italiana. Iniziato alla Giovine Italia 1834, poi all setta “Figliuoli della Giovane Italia”, di ispirazione illuminista, intrisa della tradizione democratica meridionale, giacobina e carbonica, con fini indipendentistici, unitari e repubblicani e propositi di riforma sociale, l’anno successivo vince il concorso per la cattedra di «rettorica e poesia latina e italiana ed applicazione delle regole grammaticali e classici greci» presso il liceo di Catanzaro. Arrestato nel 1839 per la delazione di un prete, viene assolto dopo due anni trascorsi nelle carceri napoletane. Trattenuto per altri quindici mesi in prigione per volontà del ministro di polizia Del Carretto, tornato in libertà, vive modestamente impartendo lezioni private, senza trascurare l’attività cospirativa. Autore nel 1847 del libello anonimo “Protesta del popolo delle due Sicilie”, in cui definisce Ferdinando II «il verme più grosso e più schifoso», per evitare l’arresto agli inizi del 1848 fugge a Malta. Rientrato a Napoli dopo la concessione della Costituzione, inizialmente collabora con il governo costituzionale come capo dipartimento della Pubblica Istruzione. Con il ripensamento del sovrano e lo scioglimento del parlamento, si schiera con l’ala sinistra del movimento liberale e organizza la setta segreta “L’unità italiana”. Arrestato, viene prima condannato a morte poi all’ergastolo e ristretto nel penitenziario di Santo Stefano. Rifiutatosi di chiedere la grazia, nel 1859 è tra i patrioti destinati alla deportazione negli Stati Uniti, dalla quale viene salvato dal figlio ufficiale della marina mercantile inglese che riesce a dirottare la nave dei prigionieri verso la Gran Bretagna. Stabilitosi a Londra, può tornare a Napoli dopo l’impresa garibaldina del 1860 e collabora con la dittatura quale ispettore generale degli Studi. Professore di letteratura italiana all’Università di Napoli dal 1861, può finalmente dedicarsi con passione alla didattica. Iniziato alla massoneria nella loggia Libbia d’oro, tra i fondatori dell’Associazione unitaria costituzionale, del quotidiano Lo Stivale. Cronaca giornaliera che non ha colore ma sapore e della Biblioteca napoletana, rettore dell’Università di Napoli dal 1871, senatore dal 1873, autore di opere letterarie, muore a Napoli il 4 novembre 1876.