La nostra buona Stellantis

Il 15 aprile si è tenuto un incontro fra l’azienda ed i rappresentanti sindacali. Ne emerge un quadro non molto rassicurante. La paventata competizione interna al gruppo fra i siti produttivi italiani e quelli europei, in particolare francesi, sembra delinearsi come una concreta prospettiva.
Forse il complesso quadro economico, ancora immerso nella crisi pandemica, sta spingendo tutti ad un atteggiamento di grande prudenza, in primo luogo l’azienda, che manda messaggi rassicuranti, e ribadisce di non voler procedere a riduzioni del personale. Il sindacato incassa questo notizia come un dato confortante e non fa emergere, almeno nelle sue componenti maggioritarie, preoccupazione.
Una preoccupazione che, al contrario, sarebbe fondata, infatti l’azienda conferma gli obiettivi del piano industriale precedenti alla fusione, e questa non è una buona notizia. Il nostro paese, almeno da quanto si può rilevare al momento, non è nei piani strategici di sviluppo del gruppo.
Non sono previste riduzioni della capacità produttiva, d’altra parte non è previsto alcun investimento, neanche prospettico. La situazione che fa emergere con più evidenza la criticità della situazione è quella di Menfi. Il sito produttivo lucano è uno dei più moderni del nostro paese, con un ruolo chiave nella capacità produttiva della fu FCA in Italia. Le notizie filtrate dall’incontro, in particolare dai sindacati di base, riportano che Menfi è stata oggetto di una parte rilevante dell’attenzione delle parti sociali, o meglio dell’azienda che sembrerebbe, il condizionale è d’obbligo, voler dismettere un’intera linea produttiva, con le inevitabili ripercussioni occupazionali che questo comporterebbe. L’azienda anticamente parlava piemontese, poi è passata ad un cosmopolita inglese, oggi la lingua del gruppo è il francese, ma non cambia l’atteggiamento di fondo, di fronte all’ipotesi di riorganizzare, ristrutturare e licenziare continua con ostinazione il silenzio.
Così assistiamo alla dismissione inesorabile di un settore strategico, una delle più importanti fonti di innovazione tecnologica di cui il nostro paese dispone.
Che fare? Si chiedeva Lenin nelle tesi di aprile, ma il nostro aprile non porta con sé alcuna risposta. Il governo è, comprensibilmente, concentrato sulla congiuntura pandemica, e recuperare decenni di ritardo nella politica industriale non è possibile.
Le nuove strategie sono in buona parte connesse al recovery plan, la riconversione ecologica è il cuore ed il motore di questa iniziativa, occorre rafforzare la dimensione unitaria del progetto, sotto una regia che veda la green economy come il punto nevralgico di una nuova fase, trasversale a tutti i settori economici. Bisogna accettare il fatto che il nostro pase ha una prospettiva legata ai servizi ed allo sviluppo di tecnologie e produzioni nell’indotto industriale, ammesso che sia in grado di sviluppare tutto ciò, perdendo, progressivamente, il ruolo di produttore manifatturiero nel settore automotive.