Il ripetersi di una favola amara

Fra le tante fiabe famosissime trascritte dai fratelli Grimm, la più macabra forse è proprio quella del pifferaio di Hamelin. Come tutti ricordiamo narra la storia di un suonatore di piffero magico capace di scacciare i topi dalle città e per questo ingaggiato dall’avaro borgomastro. Compiuto il suo dovere, il pifferaio non riceve la dovuta ricompensa e si vendica ammaliando i bambini con il suono del suo strumento e portandoli via per sempre. Resta il villaggio liberato dai ratti ma desolatamente e tragicamente vuoto dei suoi bambini.
La storia in realtà si rifà ad una leggenda tedesca legata a un fatto storico. Una carestia provocata dai roditori nel 1284 colpì il borgo di Hamelin spingendo molti giovani ad emigrare. Attratti dall’offerta di Ladislao IV d’Ungheria, che per popolare il suo vasto regno dalla Croazia ai Carpazi prometteva poche tasse, i giovani tentarono la colonizzazione dell’est per cercare migliori condizioni di vita e non tornare più.
Il dubbio è che anche ora un crudele pifferaio si stia portando via dall’Italia i più giovani. Negli ultimi cinque anni se ne sono andati via più di 300 mila ragazzi, in aumento del 33%, giovani che emigrano per lavorare altrove e costruire fuori dal Paese le loro famiglie, il loro futuro.
Se guardiamo poi anche qualche altro numero, la storia del pifferaio si fa ancora più spaventosa.
La tragica pandemia che stiamo vivendo ha aggravato nel corso del 2020 una dinamica purtroppo già in atto da tempo. In un anno in Italia i residenti sono quasi 384 mila in meno (dati Istat). Come se in un anno fosse sparita una città grande quanto Firenze. In un anno soltanto. Il saldo naturale tra nati e morti nel 2020 è più basso soltanto a quello del 1918, l’anno terribile dell’epidemia di “spagnola”.
Ma c’è di peggio. Non solo sono aumentati i decessi a causa del malefico virus (quasi 112 mila in più dal 2019), ma non sono mai nati così pochi bambini dall’unità d’Italia ad oggi, soltanto 404.104, circa 16 mila in meno rispetto al 2019.
E i matrimoni sono diminuiti quasi del 50% per il rischio degli assembramenti delle feste.
Questo avviene in tutta Italia, dal nord al sud. Un paese già in crisi che è stato ormai messo in ginocchio dal Covid-19.
Si muore di più, ci si sposa di meno, nascono pochi bambini, i giovani scappano via a cercare una vita migliore. E i figli dei nostri giovani nasceranno in altri paesi. Se anche si spera che la situazione migliori appena finirà la pandemia, il quadro è desolante. Che paese sta diventando il nostro? Cosa si aspetta a prenderne atto? Quali altri numeri dobbiamo analizzare? Come si vuole ridare ad una popolazione la fiducia nel futuro? Dove sono le politiche ambiziose che possano ridare una prospettiva ai cittadini? I decreti ristori? L’ennesima versione del Recovery Plan?
Non si può restare a guardare che il nostro resti un paese vuoto e desolato con un inquietante pifferaio che porta via le forze migliori.
Se le scelte politiche di questi ultimi anni hanno prodotto questa devastazione, la logica impone di cambiare strategia, di sperimentare nuovi percorsi, tanto più con lo strascico di difficoltà che la crisi pandemica sta lasciando dietro di sé. Qui ci vuole il coraggio di un sogno, la voglia di rimettersi in gioco, un nuovo disegno lungimirante che parta da oggi per costruire il domani. E forse tutti dobbiamo esserne artefici.