Il Next Generation EU “sbarca” sul mercato

Un impegno incredibile, che mai avremmo pensato potesse esprimersi con un atto politico, per un problema politico, per una soluzione politica.
Davanti la pandemia di Covid 19 l’unione europea ha risposto, da ultimo con lo strumento principale il Next Generation EU, con al suo interno il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza costituito da sovvenzioni e prestiti agli Stati membri che ne faranno richiesta. Sappiamo che l’Italia (insieme alla Spagna) è il Paese che avrà maggiori percentuali di ambedue le disponibilità strumentali alla risposta alla crisi economica. Una crisi che vede interventi forti del Governo italiano, che in questi giorni ha deciso di proporre al Parlamento un nuovo scostamento di bilancio di 40 miliardi, arrivando ormai a 180 miliardi dall’inizio della crisi, in 13 mesi quindi, con un debito pubblico record prossimo al 160% sul PIL (pari solo al regime post bellico).
Per sostenere l’intervento dell’unione europea il Consiglio europeo del 21 luglio scorso ha “investito” sulle necessità degli Stati, in loro ha confidato per reperire le risorse sul mercato utili. Non per “coprire” il debito “comune”, i titoli che la Commissione deve collocare, ma per ratificare l’importante passaggio a un rafforzamento delle risorse proprie dell’unione proprio per coprire queste operazioni, almeno le sovvenzioni, per i prestiti di circa 386 miliardi di euro saranno gli Stati a preoccuparsi direttamente.
Il 15 aprile la Commissione Europea ha comunicato il piano per raccogliere 806 miliardi sui mercati dei capita­li per finanziare il Recovery Plan del Next Generation EU. Stiamo parlando di una rac­colta di circa 150 miliardi l’anno fino al 2026, da rimborsa­re entro il 2058, con scadenze da 3 a 30 anni.
Protagonista sarà la porzione dedicata alla finanza sostenibile con il 30% della somma programmata in green bonds.
Il Next Generation EU è rientrato sul banco delle trattativa in combinazione con il Quadro finanziario pluriennale (il bilancio Ue 2021-2027) per un importo di 750 mili­ardi di euro, che, a prezzi correnti sono, quindi, 806 miliardi. La Commissione europea a giu­gno proporrà nuovi prelievi, che permetteranno l’erogazione a luglio, per coprire 407,5 miliardi in sovvenzioni. Come? Attraverso la digital tax, una carbon tax ovvero un meccanismo di aggiustamento per gli scambi transfrontali­eri dei permessi per l’emissione di carb­onio, e un’estensione dell’ETS il siste­ma per lo scambio de­lle quote di emissio­ne dell’UE.