«Roma sarà il centro della trasformazione»

L’Italia ha una tradizione di città. La nostra storia è una storia di città, molto prima di essere una storia di nazione o di regione. E Roma dovrebbe essere cuore non solo italiano. Il 15 aprile 1834 Mazzini fondava la giovane Europa. Ecco, la geografia e la dignità che spetterebbe alla Capitale. Invece, soprattutto negli ultimi anni, dire Roma vuol dire arretratezza. Non c’è niente che funzioni, una diversità che ti dia modo di avviare narrazioni apologetiche. L’orgoglio si ferma davanti a un’evidenza che non lascia spazio. Il Pri si è dato un compito enorme, quello di pensare una Rinascita possibile, assieme a compagni di strada volenterosi. È stato importante sedersi ai tavoli, esserci, discutere. Era importante elaborare programmi e qui c’è stata almeno la volontà di provarci, pochi incontri tecnici purtroppo interrotti per l’emergenza sanitaria.

Ed oggi che l’emergenza sanitaria dobbiamo lasciarla alle spalle, oggi che il tema è: mettere la prima e ripartire, da cosa dobbiamo cominciare? Ne parliamo con il segretario dell’unione romana del Pri Michele Polini, che giusto ieri sul Commento Politico aveva detto: «La dimensione territoriale di Roma richiede molti interventi, ma soprattutto un ripensamento nella gestione amministrativa e nella riassegnazione delle attività svolte dall’Ama. Una soluzione potrebbe essere quella di pensare ad Ama come un main contractor che sovrintende e coordina le attività di raccolta, di gestione e trattamento dei rifiuti ma che si avvale, per l’espletamento di tali compiti, di aziende autonome dislocate nei diversi municipi di Roma. Una soluzione che potrebbe favorire una migliore gestione della filiera rifiuti, in ragione della maggior conoscenza dei territori che le amministrazioni municipali hanno, razionalizzando gli interventi e rendendoli più rispondenti alle reali necessità delle varie zone della città. La competizione per l’aggiudicazione dei servizi territoriali favorirebbe, inoltre, migliori condizioni di efficienza, incidendo positivamente sulla qualità delle prestazioni e sulla riduzione dei costi per i cittadini».

Si tratta di un tema cui ben potrebbe accompagnarsi l’occasione propizia costituita dai fondi del Next Generation Eu e del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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