Guarire la società. Pandemia e rinascita

«Oggi dovevamo essere a Rimini per la Gran Loggia, che terremo in ottobre. Noi siamo fiduciosi. Torneremo a riveder le stelle… Il messaggio di Dante ci dà conforto e sostegno in questo momento complesso per l’umanità …Un momento che dobbiamo saper trasformare in un’occasione per migliorare noi stessi e imparare comportamenti nuovi». È l’invito che il Gran Maestro Stefano Bisi ha lanciato a conclusione del convegno “Guarire la società. Pandemia e rinascita”, che si è tenuto il 9 aprile sulla piattaforma online del Grande Oriente, al quale hanno preso parte il vaticanista Marco Politi, che ha presentato il suo libro Francesco, la peste, la rinascita (Laterza) il sociologo Domenico De Masi, la teologa Marinella Perroni e lo psicoterapeuta Rocco Filipponeri Pergola e il Gran Bibliotecario e Gmo Bernardino Fioravanti che ha introdotto i lavori e moderato.

Comune denominatore del dibattito, il cui tema è stato affrontato da punti di vista assolutamente diversi, l’esigenza da tutti sottolineata di uscire dalla catastrofe che ci ha colpiti non come se nulla fosse accaduto, ma consapevoli di dover ricostruire un mondo nuovo. Politi e Perroni si sono soffermati in particolare sul messaggio contenuto nelle due encicliche di papa Francesco Laudato si’ (24 maggio 2015) e Fratelli tutti (3 ottobre 2020) in cui fa appello a “curare la casa comune” in un’ottica non solo cristiana, a lavorare al bene dell’umanità e a riscoprire il valore della solidarietà per creare una società che superi le superi le disuguaglianze. Lo stesso fine, è stato osservato, che da sempre persegue la Massoneria, un fine sancito nelle Costituzioni di Anderson (1723), la Carta che detta i doveri dei liberi muratori e di cui ha dato lettura di passo l’attore Achille Brugnini. Nella sua relazione De Masi ha affrontato la questione lavoro, preconizzando nel post Covid una ampia diffusione dello smartworking, con ricadute ampiamente positive sia sociali che economiche, mentre dallo psicoterapeuta Filipponeri Pergola è arrivato il monito a non perseguire la perfezione, che è all’origine di ogni nevrosi, ma ad imparare ad accettare di se stessi sia il lato oscuro che quello chiaro, ma soprattutto a inaugurare un cambiamento che possa cominciare dallo spazio nel quale rincontreremo l’altro.

Ha concluso il Gran Maestro che ha invitato a guardare in modo positivo al futuro. «Abbiamo fatto la Gran Loggia 2020, che è stata voluta da tutti noi con coraggio e determinazione e che si è svolta in assoluta sicurezza nel rispetto delle regole, faremo -ha detto- anche la Gran Loggia 2021, a dimostrazione di quanto ci sia bisogno delle associazioni, delle formazioni sociali che favoriscono le relazioni tra le persone, che sono una necessità prevista anche dalla costituzione». Insieme alla pandemia, ha sottolineato, «stiamo infatti vivendo anche una fortissima emergenza delle relazioni, forse sottovalutata, un’emergenza indotta dal senso di insicurezza e precarietà che la pandemia porta con sé. Un’emergenza che può avere ristoro soltanto nel tornare a stare insieme…Noi del Grande Oriente sentiamo fortemente questa mancanza, la mancanza di quel benefico sollievo che proviamo durante i nostri lavori rituali nelle logge, che rafforza il nostro spirito e il nostro senso di appartenenza, e che nasce dal dialogo, dall’apprendere insieme, dall’imparare a guardare l’uno con gli occhi dell’altro. E non appena sarà possibile torneremo nelle nostre officine, con la speranza anche di essere uomini migliori… Non avere paura del domani -ha concluso citando la stella del raggae Bob Marley- perché in fondo oggi è il giorno che ti faceva paura ieri».

FONTE: GOI