Giuseppe Civinini. La Giovane Italia. Le Logge. Il giornalismo

L’11 aprile 1835, Pisa, nasce Giuseppe Civinini. Nato in una famiglia benestante di origine pistoiese, alla morte del padre, noto medico e scienziato, segue la madre a Pistoia. Appena quindicenne aderisce alla causa repubblicana e si iscrive alla Giovine Italia. Coinvolto nell’attività cospirativa subisce più volte l’arresto con l’accusa di propaganda sovversiva per cui è costretto all’esilio a Liverpool poi a Genova dall’esule mazziniano pistoiese Franchini. Arrestato ed estradato in Toscana, dove viene rilasciato per insufficienza di prove a suo carico, si trasferisce a Firenze dove frequenta gli ambienti cospirativi e trova lavoro presso la tipografia Bianchi – Barbera. In seguito si trasferisce in Piemonte, come maestro elementare a Cuneo e a Mondovì, ed allo stesso tempo inizia l’attività giornalistica collaborando a L’Italia del popolo di Genova e a La Sentinella delle Alpi di Cuneo. Nel 1858 segue il patriota mazziniano livornese Adriano Lemmi in Svizzera ed a Costantinopoli come educatore dei figli. Nel 1860 rientra in Italia e raggiunge la Spedizione dei Mille a Palermo, dove Garibaldi gli affida incarichi nell’intendenza. Stabilitosi a Torino assume l’incarico di direttore della rivista Il diritto, portavoce della sinistra parlamentare. Nel 1862 è ancora con Garibaldi nella spedizione per la liberazione di Roma fermata in Aspromonte, condividendo la prigionia nella Fortezza del Varignano, a La Spezia, ed il successivo esilio a Caprera. Affiliato alla massoneria nella Loggia “Dante Alighieri”, nel 1864 è tra coloro che si oppongono al trasferimento della capitale a Firenze temendo la rinuncia del governo a Roma capitale. Nel 1865 si trasferisce a Firenze, continuando a dirigere Il diritto, e viene eletto deputato per tre legislature come candidato della sinistra. Combattente con i Volontari Italiani di Garibaldi durante la Terza Guerra d’indipendenza, lascia la direzione del giornale per contrasti con Crispi e fonda la rivista Il nuovo diritto. Coinvolto ed assolto nello scandalo relativo alla concessione della privativa della fabbricazione dei tabacchi per avere favorito il voto sulla concessione mosso da interessi personali, dal 1869 assume la direzione del quotidiano fiorentino La Nazione, che mantiene fino alla morte, avvenuta per malattia il 19 dicembre 1871.