Nicolò Fabrizi, dalla Giovine Italia alla Massoneria

Il 4 aprile 1804, a Modena, nasce Nicolò Fabrizi. Diplomato notaio, studente di giurisprudenza all’Università di Modena, nel 1831 partecipa all’insurrezione di Modena e comanda il reggimento di fanteria leggera contro gli austriaci. Sconfitto, viene arrestato e incarcerato a Venezia. Liberato l’anno successivo, raggiunge Marsiglia dove si avvicina al movimento mazziniano ed alla Giovine Italia. Espulso dalla Francia nel 1834, si reca in Svizzera e prende parte col grado di capitano alla fallita spedizione nella Savoia. Esule in Spagna, si unisce ai cristini nella guerra contro i carlisti, come addetto allo stato maggiore del reggimento di Cazadores de Oporto. Richiamato dalle rivolte nel sud est della Sicilia del 1837 scoppiate per un’epidemia colerica, si reca a Malta dove fonda la Legione italica, con l’intento di organizzare un movimento di guerriglia contro i Borbone. Dopo la fallita insurrezione della Romagna del 1843, quando scoppia la rivoluzione siciliana del 1848 si reca a Messina, dove ottiene il grado di Colonnello. Successivamente si unisce alle truppe napoletane del generale Pepe come colonnello addetto allo stato maggiore per combattere contro gli austriaci. L’anno seguente è tra i difensori della Repubblica Romana e partecipa ai combattimenti contro i francesi e i borbonici. Nel 1853 ritorna a Malta dove riprende l’organizzazione di un tentativo insurrezionale in Sicilia ed è suo il telegramma con cui viene sollecitato l’intervento di Garibaldi dopo la rivolta palermitana della Gancia. Dopo che Garibaldi giunge in Sicilia, sbarca nel sud est dell’isola con un gruppo di esuli siciliani, che inquadra nel battaglione dei “Cacciatori del Faro” che combattono a Milazzo e Messina. Nominato Generale per i meriti dimostrati, viene nominato da Garibaldi comandante militare di Messina e ministro della Guerra nella prodittatura del Mordini. Lasciato l’esercito meridionale, dopo un soggiorno a Malta, rientra in Italia dove è eletto deputato per otto legislature. Arrestato nel 1862 perché ritenuto responsabile di un tentativo rivoluzionario in Aspromonte, Massone affiliato alla loggia “Propaganda massonica” del Grande Oriente d’Italia, è ancora con Garibaldi come capo di Stato Maggiore del Corpo Volontari Italiani durante la Terza Guerra d’Indipendenza e come generale nella spedizione nell’Agro Romano. Muore a Roma il 31 marzo 1885.