Le Camere approvano le Relazioni alla Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza

Dopo l’approvazione alla Camera dei deputati ieri, con 412 voti a favore, della Relazione della V Commissione anche il Senato con 203 voti favorevoli, 7 contrari e 24 astensioni, ha approvato la proposta di risoluzione n. 3 della maggioranza sulla Relazione delle Commissioni riunite V e XIV sulla Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (cd. Recovery plan); sono stati approvati anche due ordini del giorno.
Come è noto il PNRR è fondamentale per accedere al Dispositivo per la ripresa e la resilienza nell’ambito del Next Generation EU.
Attualmente il testo del PNRR è quello proposto dal Governo Conte il 12 gennaio e trasmesso alle Camere il 15 gennaio (Doc. XXVII, n 18) 1199293.pdf (senato.it)
Al Senato la risoluzione della maggioranza accoglie la relazione delle Commissioni riunite (Doc. XVI, n. 5, Doc. XVI, n. 5 (senato.it)) e impegna il Governo a tenerne conto, nella redazione del PNRR, prima della notifica alla Commissione UE.
Alla Camera dei deputati la Commissione V ha presentato la propria relazione che il Governo dovrà usare per l’integrazione della Proposta di PNRR il documento è registrato come XXVII n.18-A Doc. XXVII, n. 18-A (camera.it).
Ricordiamo che sulla base delle Conclusioni del Consiglio europeo del 21 luglio 2020 nonché del Regolamento UE n. 241/2021 del 12 febbraio scorso, presupposto per l’accesso al Dispositivo per Ripresa e la Resilienza nonché per gli anticipi è la presentazione del PNRR entro la fine di aprile.
Il Ministro dell’economia e finanze Franco ha ribadito che il PNRR è un’occasione per creare le condizioni di una crescita duratura ed è una sfida organizzativa complessa, che esige visione strategica e capacità attuativa. Ha riconosciuto il lavoro prezioso di ascolto delle parti sociali, ricognizione e sintesi svolto dal Parlamento e ha assunto l’impegno a condividere con il Parlamento la predisposizione e la fase di attuazione del Piano fino al 2026. Le risorse stimate in 191 miliardi per il 60 per cento sono destinate alla modernizzazione digitale e alla transizione ecologica (in particolare alla lotta al cambiamento climatico). Il Piano, che finanzierà gli interventi più innovativi e con maggior impatto su lavoro ed economia, non è però l’unico strumento per la crescita, è uno strumento aggiuntivo rispetto a fondi di investimento strutturali, fondi di sviluppo e coesione e leggi ordinarie. Occorre quindi migliorare la capacità di gestire i progetti, snellire le strutture, disporre di strutture tecniche e amministrative più solide. Il Ministro ha assicurato che il Governo intende predisporre una linea di finanziamento per progetti importanti ma che non rispondono ai criteri del Recovery, e ha poi ricordato le azioni per riequilibrare i differenziali di genere (sostegno all’occupazione e imprenditorialità femminile, potenziamento degli asili nido), gli investimenti in ricerca, capitale umano, occupazione giovanile per una crescita inclusiva e sostenibile, le azioni dirette e indirette per sanare gli squilibri territoriali (le risorse destinate al Mezzogiorno supereranno il 34 per cento e gli interventi dovranno essere organici). Per quanto riguarda la governance, il Ministro ha anticipato che il modello organizzativo dovrà prevedere una struttura di coordinamento centrale e strutture di valutazione e sorveglianza degli interventi. Ha assicurato, infine, che sono previsti un pacchetto di norme di semplificazione per l’accelerazione dei progetti e una piattaforma pubblica digitalizzata che rendiconti le spese.