Speranza, il Pd e rigoristi danno i numeri. Ecco perché non bisognerebbe dare loro ascolto

I 400 a 500 morti Covid al giorno che tutti pensano siano dei morti in più del normale, sono numeri un po’ buttati a caso. È il limite delle scienze empiriche che pretendano di essere Scienza. Ogni dato in sé, va contestualizzato, e ovviamente interpretato. E la questione è tutta qua: nella pretesa (e impossibile) oggettività del dato. Lo evidenziava Corrado Ocone nel blog di Nicola Porro. Ma l’evidenza va oltre i rilievi epistemologici. Ogni giorno ci sono 485 morti di tumore. Lo evidenziava nel 2019 la Repubblica. Solo che non ci risulta che quel numero sia stato ‘attenzionato’ come il Covid. Nel 2019 si precisava che i tumori non sono nemmeno la malattia che fa più vittime, perché al primo posto abbiamo le malattie cardio-circolatorie. Certo, non abbiamo avuto nel 2019, come invece abbiamo da 13 mesi a questa parte, il terrorismo psicologico dei media, i numeri in prima pagina, i grafici e le tabelle. Numero, grafici e tabelle che semplicemente ci dicono quanti muoiono ‘con’ il Covid. Ormai è evidente che quei dati, oltretutto, sono approssimati per eccesso, perché chi muore ‘con’ il Covid, spesso lo fa perché il Covid va a complicare quadri clinici complessi soprattutto nelle persone anziane.

Un’altra azione da terrorismo psicologico è dare notizia delle eccezioni. Se si dice che nelle fasce di età basse le percentuali di letalità sono prossime allo zero, non si dice che siano nulle. Basta dare notizia delle eccezioni, statisticamente irrilevanti, per dare l’impressione che non sia così. La percezione del dato, in base alla comunicazione, viene alterata.

Sono usciti i dati settimanali di mortalità totale (per tutte le cause) rilevati dall’Osservatorio Europeo ( https://www.euromomo.eu/graphs-and-maps/ ) e l’indice per l’Italia è il più basso mai registrato in questo periodo dell’anno, anche rispetto agli anni come il 2019 o 2018, quindi anni pre- Covid. In altre parole, il numero di morti totali, per tutte le cause e non solo per Covid, è ritornato nella media (anzi leggermente più basso del normale per questo periodo dell’anno). Si muore nel complesso di meno da almeno due mesi.

Insomma, questa pretesa emergenza finirà quando si smetterà di leggere i giornali e di dare ascolto all’opinare delle scienze empiriche e degli apostoli in tivvù dietro gettone di presenza.

Gianluigi Paragone su Il Tempo non ha dubbi: posiamo i colori. «Il tema delle riaperture è centrale ma se uno lo solleva come urgenza passa per irresponsabile, insensibile verso i morti o il personale medico-sanitario, o addirittura negazionista. «Dobbiamo vaccinare», anzi «Dobbiamo accelerare con le vaccinazioni», è l’unica risposta che sanno dare. Bene, questa risposta andrebbe però incartata e rispedita ai mittenti, i quali sono responsabili della persistenza del problema. Perché infatti abbiamo ritardi con le consegne? Perché chi ha trattato con Big Pharma è stato o debole o complice del potere multinazionale. Perché chi doveva preoccuparsi dell’organizzazione dei centri ha perso tempo dietro le primule e il senso estetico della campagna vaccinale; non si è preoccupato di organizzare il personale e di approvvigionarsi per tempo di siringhe, aghi e altro materiale. Quindi pensare di non organizzare le riaperture fino a un avanzamento importante della campagna vaccinale è non solo miope ma pure suicida: si stanno ammazzando pezzi di Pil italiano». Una cosa è certa. Dopo Pasqua si riaprirà. Con o senza Speranza.