Scuola: c’eravamo tanto illusi

Il nuovo governo aveva preannunciato, con toni decisi, un cambio di passo nella politica scolastica, con un serio impegno a restituire centralità alla scuola, a ritornare alla didattica in presenza, a rivedere il calendario scolastico e restituire serietà e dignità all’esame di stato: niente di tutto ciò.Oggi, purtroppo, buona parte degli studenti italiani resta a casa e frequenta virtualmente la scuola, con conseguenze formative ed educative che, indubbiamente, lasceranno il segno nel loro processo di maturazione, dopo quasi due anni di “non scuola”: si riapriranno solo le primarie e, stranamente, le sole prime medie, sempre che i vari governatori regionali non decidano altro. Del prolungamento del calendario scolastico si parla in termini di probabili corsi di recupero, prassi non proprio originale, da sempre impiegata nella scuola secondaria superiore, a conclusione delle lezioni (talora anche nel mese di luglio), proprio per aiutare gli alunni a risolvere le proprie carenze. Lo svolgimento dell’esame di stato appare, poi, come la fotocopia di quello dello scorso anno scolastico, ovvero una sola prova orale, supportata da un elaborato-tesina preparato dallo stesso studente. (non si poteva lasciare almeno una prova scritta?)E’ vero che la pandemia non demorde, che occorre estrema cautela, ma siamo davvero certi che i nostri ragazzi siano più sicuri fuori dalla scuola? Non si poteva, con le dovute cautele, riorganizzare l’attività didattica in presenza, per piccoli gruppi, in orari diversificati o a giorni alterni, per non “affollare” le aule? Non si poteva gestire meglio il trasporto scolastico? Non si potrebbero vaccinare anche gli studenti (la fascia degli adolescenti) insieme al personale scolastico?. Esiste, infine, una seria previsione per l’avvio del prossimo anno scolastico, in termini di date e di copertura di tutti i posti d’insegnamento? Chissà se arriveranno risposte a questi quesiti,intanto appare lecito ripensare al celebre concetto espresso ne “Il Gattopardo” : “…tutto cambia, perchè nulla cambi”.