Gli uomini di Garibaldi: Giovanni Livraga

Il 30 marzo 1807, Milano, nasce Giovanni Livraga (poi Livraghi). Figlio di un impiegato del seminario di Milano, fratello di un sacerdote, abbandonati gli studi in giovane età, lavora come garzone presso un mercante. Nel 1834 si arruola come soldato «ex propriis» nel 44° Imperial-Regio Reggimento di Fanteria con la ferma di otto anni, prestando servizio a Neutischein, Olmütz, Udine, Verona e Palmanova. Lasciato il servizio per fine ferma nel 1842, dopo una breve sosta dal fratello parroco di Moltonate, emigra a Montevideo, dove si unisce alla legione italiana di Garibaldi, partecipando alla difesa della città ed alla battaglia di San Antonio del Salto. Nel 1848 è tra i 67 volontari che seguono Garibaldi e si imbarcano sulla nave “Speranza” per rientrare in Italia e partecipare alla Prima Guerra d’indipendenza. Promosso tenente il 24 dicembre 1848, commesso il 27 dicembre, capo armiere il 16 gennaio 1849, sottotenente il 15 maggio e capitano il 23 giugno 1849, porta nei reparti in cui presta servizio «la competenza acquisita in otto anni di servizio militare austriaco, e quel senso rigido di disciplina che, a sue spese, aveva appreso». Tra i difensori della Repubblica Romana, combatte a Porta S. Pancrazio, Palestrina, Velletri, Villa Corsini e al Vascello. Caduta la Repubblica per l’intervento francese, segue Garibaldi nel tentativo di correre in difesa di Venezia. Separatosi da Garibaldi, rimasto al fianco del padre barnabita Ugo Bassi, i due vengono catturati dagli austriaci in un’osteria di Comacchio. Accusato ingiustamente di diserzione, nonostante avesse terminato gli obblighi militari da sette anni, viene trasferito a Bologna, presso il quartier generale austriaco di Villa Spada, e condannato a morte insieme ad Ugo Bassi. I due sono fucilati l’8 agosto 1849. Il suo cadavere, dopo essere stato lasciato in una cavedagna del fondo Micheli dove era stata eseguita la sentenza, viene traslato all’interno della Certosa di Bologna, nel Recinto dei militari. Dopo la caduta del giogo pontificio, poiché i suoi resti non sono reclamati da alcun parente vengono dispersi nell’Ossario comune.