Tagliateste non ci si improvvisa

Se qualcuno crede che tagliare teste sia cosa facile, non si rende conto della reciproca. Quando fallisci il colpo, la tua finisce sul ceppo. Il magistrato Gratteri, investito da una tempesta per la prefazione ad un libro, non pare conoscere nemmeno il contenuto del libro di cui ha scritto la sua prefazione. È tutto preoccupato di difendersi dall’accusa di negazionismo, quando gli è rivolta, quella penalmente un po’ più rilevante, di antisemitismo. È possibile tutto ovviamente, che l’autore del libro come il curatore della prefazione siano entrambi negazionisti ed antisemiti, però bisognerebbe, come, dire valutare le espressioni della prefazione scritta da Gratteri e non del libro che presenta. Non per altro ma di autori antisemiti ve ne sono molti in editoria. Celine, Drieu la Rochelle, e più di tutti Burke, il premio nobel Grass, eppure nessuno ha mai pensato di citare come tali anche coloro che ne hanno curato le prefazioni, o gli editori o i correttori di bozze. Per accusare Gratteri di antisemitismo e negazionismo, bisognerebbe valutare le frasi da lui scritte eventualmente e non da altri a cui è collegato, magari da un semplice contratto editoriale. Qualcuno che abbia letto cosa scrive Gratteri, lo si trova? Se no più che taglia teste si è dei semplici mozza orecchi.