Adulti e vaccinati?

Una frase che abbiamo pronunciato tutti, soprattutto chi ha esperienza di militanza politica, come premessa o chiosa ad un argomento o al racconto di un avvenimento non edificante ma considerato in qualche modo ovvio, necessario, riguardo una determinata questione.
Con la pandemia in corso verrebbe da rispondere magari. Tornando invece ai vaccini metaforici, quindi all’essere avvezzi a vederne di ogni risma, lo spettacolo indecoroso offerto dalla campagna vaccinale in corso nel nostro paese non può non suscitare un moto di disgustata indignazione, non c’è vaccino metaforico che tenga.
La vaccinazione del giornalista Andrea Scanzi, che molto ha scandalizzato, è solo la punta dell’iceberg. Lo ha denunciato addirittura il Presidente Draghi che ha sottolineato come le Regioni stiano assecondando le categorie più forti, o con più capacità di pressione, anziché i soggetti deboli che ne avrebbero diritto. La pandemia porta anche questi paradossi, il Regno Unito Tory, tanto vituperato per aver sottovalutato il corona virus, ha praticamente vaccinato tutte le persone che appartengono alle categorie a rischio, nell’Italia democratica, che un anno fa si proponeva al mondo occidentale come modello di gestione della pandemia, si vaccinano prima degli ottantenni avvocati, magistrati, docenti universitari a contratto, che non vedono uno studente in presenza da un anno, e, naturalmente, caregiver, usare una parola italiana pareva brutto, che non vivono con i genitori. Tutto questo grazie ad interpretazioni estensive delle linee guida del governo che le sfilacciano fino a portarne l’applicazione all’opposto della ratio con cui erano state redatte, e gli abusi maggiori pare riguardino proprio la rossa Toscana, insieme all’Emilia il cuore pulsante del riformismo italiano, quindi dobbiamo dedurne che la nuova frontiera del progressismo nel nostro paese è considerare la salute come la priorità, se si tratta di quella di professionisti benestanti e giornalisti d’assalto. Nulla di nuovo sotto il sole, tutti sono uguali ma alcuni, i maiali, sono più uguali degli altri. In Lombardia invece gli anziani sono esposti a grave rischio non dalla discriminazione sociale bensì dall’inefficienza del sistema, lì non funziona niente per tutti, c’è la democrazia liberale.
Troppo facile scaricare le colpe sulle case farmaceutiche, che hanno responsabilità gravissime sia chiaro, specialmente AstraZeneca che occulta milioni di dosi ad Anagni facendo finta che siano destinate a paesi in via di sviluppo, poi si scopre che invece avrebbero dovuto essere inviate in USA, Canada e Messico, notoriamente paesi poveri mica come quei ricconi del Burkina Faso. Ci sono poche dosi, le aziende produttrici sono inadempienti, la Commissione Europea ha gestito malissimo la contrattualistica, quindi, è bene ricordarlo, tutti i nostri governi. I membri della Commissione non sono marziani ma rappresentanti degli esecutivi dei paesi membri, ma tutto ciò non può essere un alibi per i nostri governi regionali. Le poche dosi a disposizione dovevano essere inoculate ai soggetti più deboli, era un dovere etico e morale, ma anche una politica che ci avrebbe consentito di uscire prima dall’emergenza sanitaria.
Quando comprenderemo che le Regioni vanno esautorate dalla gestione della crisi pandemica sarà sempre troppo tardi, prima erano enti inutili e costosi, ora sono enti costosi e dannosi.