Orazio Dogliotti, il garibaldino convertito

Il 20 marzo 1832, a Nizza Marittima, nasce Orazio Dogliotti. Allievo del Collegio militare di Asti, poi Ufficiale di artiglieria, partecipa con il grado di tenente alla seconda guerra di indipendenza, e si distingue durante la campagna nell’Italia centrale del 1860 a Pesaro, nella battaglia di Castelfidardo e all’assedio di Ancona. Maggiore durata la terza guerra d’indipendenza è posto al comando della brigata d’artiglieria aggregata al Corpo Volontari Italiani di Giuseppe Garibaldi impiegato in Trentino. Come molti ufficiali di carriera non ha un ottima considerazione del volontari, con i quali non ha un buon rapporto, specie con gli ufficiali, verso i quali mostra atteggiamenti di superiorità. Diventa un “Un garibaldino convertito” nella battaglia di Bezzecca quando rimane affascinato dal carattere di Garibaldi e con Menotti Garibaldi è l’artefice della vittoria sugli austriaci. Si distinse nella difesa della costiera del lago di Garda dall’attacco della flottiglia austriaca e nell’assedio del Forte d’Ampola. Viene decorato della medaglia d’oro al valore militare con la seguente motivazione: “Per il suo contegno pieno di intelligenza, di slancio e di bravura ad Ampola e Bezzecca ed in tutti i combattimenti ove si è trovato alla testa dei suoi valorosi artiglieri. Ampola e Bezzecca 19 e 21 luglio 1866”. Dopo la guerra si lega a Garibaldi di cui sarà sempre un grande estimatore. Da Generale comanda la brigata “Ancona” (69º e 70º Reggimento fanteria) a Firenze, dove muore il 20 gennaio 1892. Con testamento del 23 febbraio 1880 il generale Orazio Dogliotti disponr un legato, depositato in atti del notaio Francesco Cocchi di Firenze, allo scopo di istituire due premi, da 500 lire cadauno, da distribuirsi annualmente a quelle due famiglie di militari di truppa dell’artiglieria che avessero dimostrato una particolare morigeratezza.

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