Un’Italia ancora tutta da fare

Il 17 marzo 1861 veniva proclamato il Regno d’Italia, ma gli italiani del Risorgimento non avevano ancora conquistato un’identità nazionale. L’idea di nazione (un popolo, un territorio e una lingua) non era un dato di fatto preesistente, ma fu il risultato di un processo lento: su 23 milioni di abitanti del 1861, meno di due milioni parlavano italiano. Un siciliano e un piemontese non si capivano e il 78% degli abitanti della Penisola non sapeva né leggere né scrivere. 

Una questione ancora aperta, a dirla tutta. Il Risorgimento appare spesso incompiuto. I valori astratti. L’Italia la si deve fondare ogni giorno. I valori ricordati, la storia snocciolata al futuro. Perché la grandezza ci appartiene, ma la consapevolezza no. 

E proprio oggi è uscito l’Almanacco Repubblicano (prenotabile allo 348.0356114). Un tentativo di ricordare i grandi orizzonti ideologici che fondano la storia e la tradizione del PRI, da Mazzini a La Malfa. Ideologia che proprio nell’economia trova una delle sue più caratteristiche più peculiari. Ne parliamo con Michele Polini, segretario dell’unione romana del PRI.