La rivoluzione di Cesare Beccaria

Il 15 marzo 1738, Milano, nasce Cesare Beccaria Bonesana, marchese di Gualdrasco e di Villareggio. Educato dai Gesuiti a Parma, si laurea in giurisprudenza all’università di Pavia nel 1758. Due anni dopo rinuncia al diritto di primogenitura ed è costretto a lasciare la casa Paterna per essersi sposato contro la volontà del padre. Ospitato da Pietro Verri, che lo avvicina all’illuminismo grazie alla lettura di Montesquieu e a Rousseau, si interessa di problemi sociali, collabora con giornale politico letterario Il Caffè, forse frequenta circoli massonici e nel 1764 pubblica l’opera Dei delitti e delle pene, in cui propone la separazione tra accusa e giudice e, soprattutto, critica l’uso della tortura e della pena di morte. Opera posta all’Indice dei libri proibiti nel 1766, a causa della distinzione tra peccato e reato ma che da spunto al Granduca e massone Pietro Leopoldo per l’abolizione nel 1786 della pena di morte in Toscana, primo Stato nella storia ad abolirla formalmente. Nel 1766 si reca in Francia, invitato dai filosofi francesi desiderosi di conoscerlo. Rientrato a Milano nel 1768, insegna Scienze Camerali (economia politica), quindi entra nell’amministrazione austriaca nel 1771. Membro del Supremo Consiglio dell’Economia per oltre vent’anni, contribuisce alle riforme asburgiche sotto la cattolica Maria Teresa e sotto Giuseppe II, il protettore della massoneria. Muore a Milano il 28 novembre 1794.