Giacomo Segre e l’ingiustizia storica

Il 7 marzo 1839, a Saluzzo (CN), nasce Giacomo Segre. Laureato in ingegneria all’università di Torino nel 1859, lo stesso anno si arruola nell’Armata Sarda ed è assegnato con il grado di sottotenente al reggimento di artiglieria da Piazza con il quale partecipa alla Campagna nell’Italia centrale e meridionale. Promosso tenente l’anno successivo, dopo un breve periodo al reggimento di artiglieria da Campagna di Genova è trasferito al neo costituito 7° reggimento di artiglieria di Firenze. Capitano nel 1862, è assegnato al 2° reggimento di artiglieria con il quale partecipa alla Terza Guerra d’indipendenza. Trasferito alla brigata di artiglieria di Piazza di Firenze nel 1867, è uno dei protagonisti della Campagna per la liberazione di Roma, durante la quale svolge con successo il compito di aprire la breccia a Porta Pia. Un incarico che, contrariamente alle legende che ancora esistono al riguardo, non gli viene affidato perché di religione ebraica e quindi escluso dalla scomunica papale. Egli è un ingegnere, un valente artigliere e per questo riceve il compito di aprire la breccia. Tanto capace che i suoi superiori scommettono sulla sua capacità di decapitare le statue poste ai lati della porta. Non è nemmeno il primo ad aprire il fuoco. La battaglia è già iniziata nel settore delle mura prossime a porta San Giovanni. La sua batteria è sicuramente quella più prossima alle mura, tanto da subire le perdite provocate dai tiratori papalini. È giunto il tempo di dare il giusto merito alle capacità tecniche dell’artigliere. Decorato al valore militare, trasferito nello stato maggiore di artiglieria poi comandante della 1^ compagnia operai di artiglieria, viene promosso maggiore nel 1877, ben 15 anni dopo l’ultimo avanzamento. Comandante di un gruppo del 26° reggimento artiglieria, direttore dell’arsenale di Torino, viene promosso Colonnello nel 1887. Direttore territoriale di artiglieria a Roma, comandante del forte di Tenda ed ispettore del 2° gruppo forti, lascia il servizio attivo nel 1894. Muore a Chieri (TO), il 1° maggio 1894. Dimenticato per tanto tempo, privato di una meritata carriera è ancora oggi vittima del pregiudizio che lo presenta come l’ebreo che aprì la breccia di Porta Pia e non come l’ufficiale capace che seppe portare a termine il proprio compito.