Lasciate ogni Speranza

Sei mesi di politiche restrittive e sarà tutto finito, esattamente un anno fa così disse il ministro Speranza. 

Nessuno ha la sfera di cristallo ed acquisire un’importante carica pubblica non dà certo capacità profetiche, ma se non si era in grado di proporre ragionevoli previsioni, fondate su dati scientifici, non sarebbe stato meglio tacere?

Il ministro non ha mai perso occasione per mostrarsi sui media rassicurante, quando non era impegnato a tranquillizzare i cittadini era occupato a lanciare appelli all’unità al senso di responsabilità, ecc.

È sempre stato descritto come un uomo del rigore, incline a proporre provvedimenti restrittivi, addirittura arrivando a flirtare con il leghista Zaia sulla necessità di emanare un provvedimento che sottoponesse a TSO gli ammalati di covid 19 che avessero rifiutato il ricovero ospedaliero. Una rara dimostrazione di disprezzo per i diritti e libertà individuali sanciti dalla nostra Costituzione, accompagnata da una crassa ignoranza delle norme internazionali e nazionali che disciplinano un provvedimento così serio.

Il ministro è stato anche protagonista di un vero e proprio giallo editoriale, il suo fans club, i paranoici della covid, i delatori di professione, ansiosi di cogliere il vicino di casa in flagranza di gravissimi reati quali, ad esempio, fare una passeggiata in un parco pubblico, o addirittura invitare degli amici a cena, bramavano di legger il suo libro: “Perché Guariremo:” 

Invece il ministro sembra aver avuto un sussulto di dignità ed avercelo risparmiato, lo ha infatti ritirato dalle librerie all’incalzare della seconda ondata. Deve essere apparso chiaro, a lui o a qualche fidato consigliere, che la lettura del libro avrebbe potuto suscitare sentimenti di commiserazione, si legge in un estratto pubblicato da Il Giornale: “il potere di questo maledetto virus ha i giorni contati “, ma anche di legittima indignazione. La stesura del libro, infatti, è avvenuta questa estate, quando il ministro avrebbe dovuto occuparsi di coordinare, e nel caso sollecitare e richiamare, le Regioni a dotarsi di attrezzature, personale e strutture per affrontare la seconda ondata, ricordiamo bene tutti come è andata.

Riconoscendo a Roberto Speranza tutto il merito di averci almeno liberato dall’imbarazzo di vedere sugli scaffali delle librerie il suo capolavoro, che in ogni caso sarebbe stato molto più apprezzabile della “fatica letteraria” dell’alleato Rocco Casalino, dobbiamo invece stigmatizzare la sua gestione della vicenda Arcuri.

Il Presidente Draghi ieri ha rimosso Domenico Arcuri dal suo incarico di Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure straordinarie anticovid. Quelli che si sono profusi in grandi ragionamenti sulla continuità con il governo giallorosso nelle scelte fondamentali del nuovo esecutivo, che dimostrerebbero come l’insediamento del nuovo PdC sia  stata una sorta di congiura di Catilina, in questo caso andata a buon fine, sono stati perentoriamente smentiti. Stefano Barisoni ha coniato uno slogan per descrivere lo stile che sta caratterizzando il nuovo governo: agir tacendo, parafrasando il noto motto della Benemerita. 

Mario Draghi a quindici giorni dal suo insediamento a Palazzo Chigi, senza scadere nella pastoia degli annunci, dei contro-annunci, delle dirette social e quant’altro, ha superato la scandalosa e vergognosa proposta Conte sulla cabina di regia per il recovery plan, che avrebbe esautorato delle sue funzioni alcune articolazioni della Pubblica Amministrazione, mettendo nelle mani di consulenti nominati dall’avvocato del popolo la gestione dei 209 miliardi del next generation plan, ha cambiato il responsabile della protezione civile, ha nominato un nuovo responsabile dei Servizi di Sicurezza, in conformità con quanto prevede la normativa e la prassi a cui il campione dei giallorossi, il loro comandante in campo, il neo andreottiano Giuseppe Conte, proprio non voleva adeguarsi, ed infine ha rimosso Arcuri.

Il giudizio su Arcuri richiede valutazioni complesse, alcune delle quali riguarderanno l’autorità giudiziaria, l’elemento oggettivo è che il passato esecutivo aveva caricato di troppe incombenze il super Commissario, il che ha oggettivamente prodotto gravi inefficienze di cui il Paese sta facendo le spese.

Tutta colpa di Arcuri, tutto bene quindi? I rumors di palazzo raccontano di uno Speranza che non sia agitato granché per difendere il super Commissario, anzi probabilmente lo ha visto come un utile capro espiatorio su cui scaricare tutte le responsabilità per ciò che non ha funzionato, un’operazione cinica ma lecita.

Il gioco del Cencelli, e forse anche la sua quiescenza rispetto al CTS, hanno determinato la riconferma di Roberto Speranza al ministero, sommessamente gli suggeriamo di svolgere una riflessione, forse non è solo il libro che deve essere ritirato, o quanto meno è necessario un cambio di passo radicale nella gestione del delicato incarico che è chiamato a svolgere e, nel suo interesse, si astenga dal fare previsioni, sembra non porti bene né a lui né all’Italia.