Uno, nessuno, cento Draghi

C’è qualcosa di pirandelliano nella vicenda politica del nuovo governo, era partito con così è se vi pare, poi sono arrivati quasi subito i personaggi in cerca d’autore, ben più di sei ahinoi, ed infine siamo giunti ad uno, nessuno e centomila.

La fisionomia del governo è divenuta sfuggente, l’assalto alla Diligenza dei partiti ha riportato in auge figure imbarazzanti dell’esecutivo gialloverde, ha sacrificato alcune competenze che nel passato esecutivo si erano distinte, ed ha confermato l’inamovibilità politica di altre, come la dott.ssa Castelli di nuovo viceministro dell’economia. Antonio Albanese pensava di esagerare quando nel film Qualunquemente, recitando la parte del mitico Cetto, nominava un suo compare semianalfabeta, Pino lo straniero, primario di chirurgia, perché come sfiletta i delfini che pesca la domenica mattina… poi è arrivato il M5S e di Pino lo straniero si è riempito l’emiciclo, con la dott.ssa Castelli all’economia la realtà ha superato la fantasia.

Sia ben chiaro la responsabilità non è del Presidente del Consiglio, si fa fuoco con la legna che si ha, il nuovo governo è un’occasione che ci permette di riflettere, un ircocervo formato da ciò che la politica dovrebbe essere, competenza, professionalità, dedizione e ciò che si è ridotta ad essere, soprattutto a causa dell’incalzare dei populisti di destra e dei giustizialisti momentaneamente di sinistra.

La politica sanitaria sembra restare saldamente nelle mani del CTS, al momento non ci sono segnali di discontinuità significativi in merito alle restrizioni imposte dalle politiche di contenimento, con buona pace della demagogia salviniana. Anche se l’esecutivo ridimensionerà il ruolo del Commissario Arcuri, l’uomo a cui i giallorossi hanno affidato la gestione dell’emergenza, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia era partita molto bene nella campagna vaccinale contro la covid, almeno rispetto ad i partner europei, in questi giorni si apprende che, nonostante si sia somministrato più del 10% delle dosi del siero a chi non aveva diritto, ci sono centinaia di migliaia di dosi nei frigoriferi che non sono state distribuite.

 È probabile che il nuovo corso di Draghi si affermerà gradualmente ma è auspicabile non troppo lentamente, è necessario un cambio di passo nella gestione dell’emergenza sanitaria che non può essere garantito da Arcuri e dalle sue primule.

Il terreno economico sarà quello su cui potremo misurare il nuovo corso politico, sperando ve ne sia uno, le parole del Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento sono state chiare, occorre proteggere i lavoratori non le aziende. È necessario un welfare efficace che garantisca tutte le persone colpite dalla crisi, che hanno perduto reddito a causa delle misure di contenimento direttamente o indirettamente, che permetta loro di superare la fase senza eccessivi traumi. Le aziende sono un’altra questione, è doveroso sostenere quelle che sono entrate in crisi a causa della pandemia, ma non si possono estendere gli aiuti indiscriminatamente. La politica industriale ha come presupposto la scelta, occorre individuare i settori strategici su cui rendere strutturale il sostegno pubblico, quelli che vanno sostenuti nella congiuntura attuale e quelli che invece possono essere lasciati alla regolazione del mercato. In linea di principio è semplice declinare questi concetti, lo sarà meno tradurli in interventi, soprattutto definire, al di là del comparto economico, in base a quali criteri si stabilisce che un’impresa può godere di aiuti pubblici oppure no. Sono certo temi su cui si discuterà, l’aspetto rassicurante è che la scelta dello strumento del dialogo sociale è strategica per il nuovo esecutivo. Speriamo che fra maschere, nessuno e cento volti alla fine a prevalere sia l’impronta di Draghi e che il nuovo esecutivo si fermi a Pirandello e non giunga ad un mozartiano Così fan tutte