Marangoni, repubblicano con Mazzini, soldato con Garibaldi

Il 23 febbraio 1834, a Mantova, nasce Giovanni Marangoni. Dopo aver frequentato il ginnasio a Desenzano sul Garda, completa gli studi inferiori nella città natale. Membro della Società della Morte, ovvero del Comitato rivoluzionario mantovano, ricercato dalla polizia austriaca, nel 1853 ripara a Genova, dove trova l’ostilità delle autorità piemontesi per l’ostentata fede repubblicana. Tre anni dopo si imbarca come allievo marinaio su un piroscafo sardo diretto a Montevideo. Rientrato a Genova alla fine del 1857, cerca di avviare un’attività commerciale con l’Estremo Oriente, nella quale tenta senza successo di coinvolgere Nino Bixio. Convinto della necessità dell’azione rivoluzionaria per il raggiungimento dell’unità d’Italia, nel 1859 raggiunge Garibaldi a Firenze per arruolarsi nelle guide del neocostituito esercito dell’Italia centrale. A Bologna per organizzare il moto insurrezionale nell’Italia centrale, viene arrestato come perturbatore dell’ordine pubblico e rinchiuso nella fortezza bolognese del Torrione, dalla quale viene liberato grazie all’intervento di Garibaldi. Condotto al confine svizzero, si stabilisce a Lugano da dove lancia un Proclama al popolo lombardo in cui accusa i governi coinvolti nella questione italiana ed invita i giovani a lottare per un’Italia libera ed indipendente. Nel 1860 raggiunge Londra diventando segretario di Mazzini, con cui fonda il movimento gli Amici della campagna, per coinvolgere i contadini nel progetto risorgimentale e repubblicano grazie alla promessa di un’amplissima redistribuzione della ricchezza.
Rientrato in Italia nel 1860, tra gli organizzatori di un comitato per la raccolta di fondi da destinare all’azione garibaldina in Sicilia e a un’eventuale spedizione nelle Marche e nell’Umbria, si arruola con il grado di sottotenente nella terza compagnia carabinieri genovesi e raggiunge Garibaldi in Sicilia. Ferito e fatto prigioniero nella battaglia di Maddaloni, riesce a liberarsi dopo pochi minuti ed a guidare la propria compagnia fino alla conclusione della battaglia, guadagnando la nomina a luogotenente di fanteria e la medaglia d’argento al valor militare. Transitato nell’Esercito regolare è assegnato al 45° reggimento di fanteria con il quale partecipa alla lotta contro il brigantaggio nel Molise ed in Basilicata ed alla Terza Guerra d’indipendenza. Lasciato il servizio nel 1867, dopo un breve soggiorno a Mantova, si reca a Firenze, dove frequenta alcune lezioni presso la scuola militare. Venuto a conoscenza di un’imminente azione garibaldina nel Lazio, raggiunge Roma dove tenta di contattare i comitati patriottici locali, avendo modo di constatare l’estrema indifferenza del popolo romano e di presagire il fallimento del moto rivoluzionario. Arrestato dalla polizia pontificia, viene trovato in possesso di una lettera in cui invita i patrioti a rompere gli indugi ed insorgere, per cui è condannato dal supremo tribunale della Sacra Consulta a venti anni di reclusione da scontare nel carcere romano di S. Michele. Ammalato di cuore, muore in prigione a Roma il 18 agosto 1869 in conseguenza del duro regime detentivo che ne avevano aggravato le condizioni di salute