L’euro, una scelta irriversibile

Ecco di seguito quanto scrivevo nel mese di novembre 2015 nella specifica e particolare nota sull’euro, che ho presentato come appendice alla relazione al XLVII congresso nazionale del Pri di Roma marzo 2017. Partivo dalla domanda se il sistema politico si riconosceva nella moneta unica. E proseguivo: «Se la risposta dell’Italia e dei repubblicani è ancora affermativa, allora dobbiamo inquadrare la problematica dell’euro in funzione di questo grande obiettivo strategico-istituzionale. Dobbiamo quindi convenire che se oggi o domani dovesse venir meno il sistema monetario che lega i paesi della moneta unica, allora verrebbe meno conseguentemente ed ineluttabilmente ogni possibilità, almeno per i prossimi cinquant’anni, di pervenire alla meta dell’unione federale. In ogni caso il paese che dovesse, anche in modo autonomo, chiamarsi fuori da questo progetto sarebbe automaticamente e drammaticamente emarginato rispetto ai futuri processi di integrazione e di sviluppo dei grandi progetti economici, commerciali e sociali mondiali; quali ad esempio il programma Trans-Oceanico USA-UE, oggi in fase di avanzata definizione. Senza l’euro, conseguentemente, non ci potrebbe essere una prospettiva politica federativa, tanto meno un futuro di solidarietà economica e finanziaria».