Repubblicani per sempre: Edoardo Pantano

14 febbraio 1842, Assoro (EN), nasce Edoardo Pantano. Studente della facoltà di medicina a Palermo, presidente del circolo universitario repubblicano, nel 1862 segue Garibaldi nella spedizione per la liberazione di Roma fermata in Aspromonte. Laureatosi nel 1866, si arruola volontario e partecipa alla Terza Guerra d’Indipendenza con i carabinieri genovesi. L’anno seguente è ancora con Garibaldi nella spedizione garibaldina dell’Agro romano. Autore di scritti di carattere artistico, letterario e filosofico, nei quali trovano spazio le sue idee politiche, fondatore della Società l’Avvenire di tendenza garibaldina e repubblicana, collabora con Mazzini alla divulgazione degli ideali repubblicani attraverso l’appoggio a società segrete quali Falange sacra ed Alleanza repubblicana universale. Arrestato nel 1869 durante un tentativo di fare insorgere Roma, viene ristretto per alcuni mesi nel carcere di Napoli, dal quale viene liberato per un’amnistia. Con la liberazione di Roma dal giogo papale, collabora con il giornale La Roma del popolo. Dopo la crisi del movimento repubblicano seguita alla morte di Mazzini, si sposta gradualmente su posizioni favorevoli alla partecipazione dei repubblicani alla politica. Tra i fondatori del giornale repubblicano Il Dovere nel 1877, lo stesso anno pubblica uno scritto a favore dell’abolizione dei regolamenti che disciplinano la prostituzione. Due anni dopo è tra i fondatori della Lega della democrazia e collabora con il giornale omonimo. Direttore del giornale il Fascio della democrazia dal 1883, massone affiliato alla Loggia “Uguaglianza” di Roma, e tra gli organizzatori di una squadra di volontari in soccorso della popolazione di Palermo colpita dal colera. Eletto deputato per più legislature, è una delle figure di spicco del mondo politico italiano e uno degli esponenti più rappresentativi dell’estrema sinistra: contrario all’espansione coloniale di fine 800 in Africa, contrario alla Triplice alleanza, tra i fondatori del Partito radicale, tra coloro che denunciano lo scandalo della Banca romana, tra i principali artefici dell’ostruzionismo parlamentare per impedire il varo delle leggi liberticide del governo Pelloux. All’inizio del Novecento si mostra favorevole ad una collaborazione con il Governo. Relatore della legge sull’emigrazione, promotore del Consiglio e dell’Ufficio del lavoro, considerato un esperto economista viene nominato ministro dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel primo governo guidato da Sidney Sonnino. Favorevole alla riforma elettorale di Giolitti ed alla guerra di Libia, interventista, si arruola volontario e partecipa alla Grande Guerra come tenente colonnello medico nella Croce rossa italiana. Ministro dei Lavori pubblici nel primo governo Nitti, nominato Senatore, presidente dell’Istituto internazionale d’agricoltura muore a Roma il 16 maggio 1932.