Anche Benedetto Musolino difese la Repubblica Romana

L’8 febbraio 1809, a Pizzo Calabro (VV), nasce Benedetto Musolino. Appartenente ad una famiglia di possidenti terrieri in cui il padre ed uno zio erano stati costretti all’esilio per aver partecipato alla Repubblica Partenopea innalzando l’albero della libertà, dopo aver frequentato il liceo di Monteleone si trasferisce a Napoli dove studia diritto alla scuola dell’abate Furiati e diventa amico di Luigi Settembrini. Coinvolto nella cospirazione antiborbonica subisce l’arresto, per cui è costretto a prendere la via dell’esilio stabilendosi a Costantinopoli, dove matura l’idea di preservare il ruolo dell’Impero Ottomano e teorizzare la nascita di un’entità statuale ebraica. Tornato nel Regno delle Due Sicilie nel 1832, fonda l’organizzazione clandestina”I Figliuoli della Giovine Italia”, contrapponendo il proprio ateismo alla religiosità della “Giovine Italia” di Mazzini. Arrestato nel 1839, dopo un periodo di detenzione viene confinato a Pizzo, dove continua l’attività cospirativa. Dopo la rivoluzione siciliana e la concessione della Costituzione da parte di Ferdinando II nel 1848, è eletto deputato al Parlamento napoletano per la circoscrizione di Monteleone. Sciolta la Camera per il ripensamento del re, insieme ad altri parlamentari calabresi dichiara decaduto Ferdinando II e pone a Cosenza la sede del governo provvisorio. A seguito della repressione borbonica, nella quale vengono assassinati il fratello ed il padre, causando la morte di crepacuore della madre e della cognata, per evitare la condanna a morte emessa in contumacia, fugge a Corfù e poi a Roma, dove prende parte alla difesa della Repubblica Romana. Con la restaurazione pontificia si reca in esilio in Francia dove vive di stenti impartendo lezioni di italiano. Nel 1860 raggiunge Garibaldi in Sicilia e partecipa alla spedizione dei Mille. Eletto deputato per sei legislature dal 1861, Senatore, milita nelle file della sinistra. Autore di un disegno di legge per la riorganizzazione dello Stato, incentrata sul riconoscimento di una forte autonomia, con un ordinamento concepito su tre livelli, comune, provincia e Stato, e la ripartizione del regno in grandi provincie, fautore dell’autonomia dei comuni e delle provincie nella scelta di tutti i loro funzionari, promotore della costruzione del porto di Vibo Marina e dello sviluppo dei collegamenti ferroviari e stradali in Calabria, nel 1883, ormai ammalato, ritorna a Pizzo Calabro, dove muore il 15 novembre 1885.