Chi governa (sia) come colui che serve

Sono convinto che l’ammonimento, pressante per la sua origine, “Chi governa (sia) come colui che serve” possa guidare ed ispirare l’oggi ed il domani di governo dell’azione di Mario Draghi. Lo attende un compito di straordinaria rilevanza, perché sino ad ora la politica nazionale non ha saputo parlare e guidare una comunità di cittadini smarriti, delusi e stanchi; che ancora cercano un approdo, una prospettiva rassicurante per il futuro. Comunque non credo ci sia oggi sulla piazza nazionale, ed anche in quella europea, chi possa pensare di indicare percorsi, progetti, e soluzioni a Draghi per il suo gravoso impegno di portare in sicurezza l’Italia. I suoi scritti, i suoi interventi, la sua esperienza a livello nazionale ed internazionale sono garanzia e certezza che anche questa volta, impegnato nell’azione politica e di governo, la sua operatività e le sue soluzioni consentiranno il raggiungimento dell’obiettivo per il quale oggi è chiamato ad impegnarsi nella complessa (a dir poco) azione di governo del paese. Ma ciò sarà possibile se il suo progetto di governo sarà prima accettato, poi rispettato, e quindi pienamente sostenuto: non è più tempo, non c’è più spazio per comportamenti “gattopardeschi” del tutto cambi, perché tutto resti uguale. La linea di confine tra il successo nell’azione di governo di Draghi e l’eventuale suo fallimento (e quindi l’accentuazione oltre ogni limite della crisi sistemica del l’Italia) sta tutta concentrata in questa esigenza di razionalità, di convinzione, e di adesione degli attori politici nazionali. Se questo è il nocciolo della questione, allora ha senso chiedersi se la ritualità delle procedure, e la ripetitività dei comportamenti ai quali stiamo assistendo nello svolgimento di questa crisi consentono, sostengono, e facilitano l’efficace soluzione dell’auspicato governo Draghi. Ci sono due questioni fondamentali che Draghi deve tenere in forte evidenza. Il governo rosso-giallo è caduto (al di là delle intemperanze e delle provocazioni di Renzi) perché è risultata non più praticabile l’azione di sintesi politica che doveva svolgere il presidente del consiglio; ma questa azione di sintesi e tanto più complessa (e quindi difficilmente conseguibile) quanto più ampia, articolata, e frastagliata è la base numerica dei protagonisti politici che hanno responsabilità ed il coinvolgimento nell’azione quotidiana di governo. Ed ancor di più quando le componenti partono da premesse e presupposti programmatici variegati, articolati, e spesso addirittura contrapposti. La dinamica in atto sembrerebbe proprio indicare la genesi del nuovo governo come il classico “caso di studio” per la complessa situazione politica che lo potrebbe caratterizzare. Parlare, o scrivere di sintesi politica con riferimento al programma del nascituro governo, che potrebbe avvalersi di una maggioranza parlamentare che va dalla Lega a LeU, potrebbe sembrare un esercizio ai limiti della razionalità e della ragionevolezza. Se abbiamo in mente le distanze tuttora in essere in politica economica, finanziaria e sociale, che possiamo esemplificare per comodità nella soluzione da intraprendere per una efficace riforma fiscale, con la Lega e FI attestati sulla soluzione della Flat Tax, e tutti gli altri fermi sulla indicazione costituzionale della progressività delle aliquote, ci dovremmo chiedere se sia possibile la sintesi agognata. E come si potrebbe ipotizzare una sintesi politica tra la prospettiva strategica di una Unione Europea federale, solidale (non solo verso i cittadini europei, ma anche verso i diseredati extra comunitari), e quella invece attestata sull’impostazione sovranista della Lega “prima gli Italiani”? È semplicemente irragionevole ritenere che sia possibile in entrambi i casi citati prima una “sintesi politica”. Ma anche la presenza di esponenti della politica nella composizione del governo potrebbe comportare rilevanti difficoltà. Sarebbero essi “I guardiani “, gli sponsor degli interessi dei partiti che li esprimono; o viceversa i protagonisti di una efficace e positiva funzione di raccordo e di osmosi tra le decisioni del governo ed i compiti legislativi del Parlamento? Tutto ciò porterebbe a ritenere che la concreta possibilità che l’acume, la competenza, la credibilità, e l’incisività di Draghi possono conseguire gli obiettivi indicati dal presidente Mattarella a condizione che il premier incaricato prospetti al Parlamento un SUO programma di governo, ed un SUO organigramma di governo svincolato da qualsiasi schematizzazione lessicale. Diversamente la prospettiva del nuovo governo potrebbe, col trascorrere dei giorni, infrangersi negli usuali comportamenti e condizionamenti dell’attuale sgangherato sistema politico italiano. Esperienze in tal senso certamente non mancano.