Bestetti: «Perché il centrodestra non può eleggere il capo dello Stato?»

Abbiamo intervistato Marco Bestetti, Presidente del Municipio 7 di Milano e Coordinatore Nazionale di Forza Italia Giovani, al fine di scoprire le opinioni e le proposte del suo partito per risollevare l’Italia dalla crisi in atto.

Bestetti, per FI quali sono i principali rischi per l’Italia derivanti dall’attuale stallo politico? Che proposte avreste per risolvere tale immobilismo?
«Abbiamo un governo nato debole, privo di proposte politiche, partorito unicamente per impedire al centrodestra di vincere le elezioni ed eleggere il prossimo Capo dello Stato, manco fosse un pericolo per la Democrazia. Pertanto, l’immagine dell’Italia si è conseguentemente indebolita nel resto del mondo, cosa che non potevamo permetterci. Tuttavia, abbiamo sempre offerto collaborazione costruttiva al governo, pur restando fermamente all’opposizione, poiché siamo convinti che nei momenti maggiormente duri ci si debba avvicinare in funzione dell’interesse nazionale. Pertanto, occorre tutelare maggiormente le Partite IVA ed i liberi professionisti, categorie totalmente abbandonate da questo governo e bisognose di priorità e vicinanza da parte della politica».


Come valutate lo strumento del Recovery Fund, data la tempistica e la sua formazione ancora incerta? Ritenete adeguato il piano di spesa dei fondi strutturato sin qui dal governo? Che investimenti proporreste a riguardo?
«La UE ha prodotto misure imponenti per fronteggiare la crisi pandemica. Recovery Fund, fondo SURE e MES sanitario sono risposta concreta che va sfruttata. Pertanto, riteniamo il non aver usufruito del MES dal principio un grave errore, data la necessità di modernizzare e costruire nuove strutture ospedaliere. Inoltre, abbiamo presentato un piano di 200 pagine con all’interno numerose proposte concrete di spesa dei fondi del Recovery Fund. Urge spendere queste somme per riforma del fisco, infrastrutture e digitalizzazione in primis».


Osservando il piano iniziale di spesa del Recovery, scopriamo che appena l’1% dei fondi sarebbe destinato alle future generazioni. È somma che ritenete adeguata? Oppure le future classi dirigenti meriterebbero ben altre cifre d’investimenti?
«È stata una sorpresa molto negativa. Investire nelle classi giovanili significa investire sul futuro del nostro paese, ad oggi questa opportunità non è stata colta. Noi riteniamo che i giovani non siano esclusivamente dei bancomat utili a reggere la spesa del sistema pensionistico. Pertanto, le percentuali di giovani in fuga all’estero ogni anno al fine di cercare possibilità lavorative in Italia assenti dovrebbero farci riflettere e movimentare per invertire l’andazzo».
Altra tematica dove vige un forte stallo è quella delle grandi opere: grandi investimenti sono fermi da anni e continue diatribe legali tra Stato ed aziende non favoriscono la fine di tale immobilismo. Quali potrebbero essere le proposte adatte alla risoluzione di tali problematiche? Cosa propone a riguardo Forza Italia?
«Forza Italia ritiene storicamente che il tema infrastrutturale debba essere posto al principio dei programmi politici. Diverse opere infrastrutturali che diamo oggi per scontate sono frutto esclusivo dell’impegno politico del Presidente Berlusconi. Con un governo comprendente forze come il M5S che propagano da anni la “decrescita felice” è però complesso realizzare tali progetti. Pertanto, con la complicità futura di partiti politici competenti sarà possibile riportare a priorità assoluta gli investimenti in settori strategici, modificando in primis il Codice degli Appalti e snellendo la burocrazia italiana».


Nelle classifiche mondiali l’Italia è prima per giorni di scuola persi dai propri alunni. Pertanto, dal vostro punto di vista, una ripartenza scolastica in presenza ed in sicurezza è stata preparata a dovere? Quali idee avreste a riguardo?
«Le classi giovanili e gli studenti stanno subendo dei danni psicologici senza precedenti, derivanti dalla situazione attuale e dalla negligenza degli incaricati. Inoltre, il governo tramite un ministro inadeguato come Lucia Azzolina ha scelto erroneamente di chiudere tutto, impedendo la didattica in presenza, incurante anche dell’arretratezza digitale che attanaglia il nostro paese. La didattica a distanza non funziona: la scuola, oltre ad essere educativa culturalmente, è contesto di imprescindibili relazioni sociali che non possono essere sostituite e marginalizzate da mondi virtuali. Servirebbero investimenti strutturali in molteplici edifici scolastici che ancora non sono a norma, nonostante il progresso che i tempi imporrebbero».
Il 2021 sarà anno di elezioni in più di 1000 comuni italiani. Pertanto, quando avremo maggiore chiarezza su programmi e nome dei candidati del centrodestra?
«Mi auguro presto, abbiamo bisogno di presentare dei candidati che conoscano il territorio che dovranno amministrare e che siano capaci di produrre le risposte di cui necessitano i cittadini. Il confronto nel centrodestra è aperto da mesi sui profili adeguati da schierare nelle varie città che andranno al voto e siamo convinti di poter raggiungere ottimi risultati ovunque».

Che futuro prospettate per la coalizione di centrodestra? In virtù delle novità politiche degli anni a venire e delle prossime leggi elettorali si necessiterà di indubbia unità politica. È possibile che si arrivi alla formazione anche di un partito unico del centrodestra? Il PDL all’epoca riuscì a ricoprire in parte questa funzione di unione tra sensibilità politiche differenti.
«Crediamo che per il futuro del centrodestra sia fondamentale rafforzare la componente di Forza Italia. Per governare al meglio sarà importante coinvolgere ed attrarre le componenti elettorali di indecisi ed astenuti, eventualità possibile grazie all’apporto di una componente moderata come Forza Italia. Dobbiamo pertanto riconquistare la nostra centralità ed il nostro peso politico. Inoltre, non credo ci siano le condizioni per formare un partito unico, date le sensibilità differenti tra noi ed i nostri alleati che sono proprio la nostra forza. Tuttavia, è proprio la sintesi tra le nostre diversità a permetterci di essere incisivi e produrre risposte concrete per i nostri elettori».

Tommaso Alessandro De Filippo