Il sistema politico italiano: sfasciume pendulo sulla penisola

Penso che si adatti perfettamente all’attuale sistema politico nazionale la definizione che nel secolo scorso il grande meridionalista Giustino Fortunato espresse con riferimento al disastrato assetto territoriale della Calabria: “sfasciume pendulo sul mare”. Come diversamente, infatti, potrebbe essere definito l’attuale stato dei partiti che hanno prodotto il decadimento politico, e la crisi sistemica in atto nel paese, se non come “sfasciume pendulo sulla penisola”. Le caratteristiche dell’attuale crisi del governo non fanno altro che evidenziare la permeabilità negli assetti istituzionali del degrado politico in atto nei partiti. Questa evidente constatazione era alla base della mia proposta di scioglimento del Senato, e di nuove elezioni per quel ramo del Parlamento, qualora si dovesse riscontrare l’impossibilità di dar vita ad una maggioranza politica coesa e concorde; e quindi ad un governo efficiente con un programma di fine legislatura efficace, e con una chiara indicazione degli obiettivi da raggiungere, e degli strumenti legislativi, economici e finanziari necessari allo scopo. Quella indicazione scaturiva da una semplice ma solida constatazione: il governo Conte aveva ottenuto dal Parlamento la fiducia, con la maggioranza assoluta alla Camera, e con quella molto consistente (ma non assoluta) al Senato. Inoltre quella maggioranza della Camera concordemente affermava l’indisponibilità a dar vita a soluzioni di governo diverse da quello presieduto da Conte. Inoltre il dato politico del Senato evidenziava che alla consistente maggioranza che aveva espresso la fiducia, si contrapponeva il volo negativo della minoranza di destra, ed il limitato voto di astensione espresso dal gruppo di Iv. Questo gruppo politico, peraltro, si dichiarava politicamente non omogenea con i gruppi che avevano espresso la sfiducia; facendo così venir meno ogni prospettiva di crisi costituzionale del governo. Nel momento in cui il Premier rassegnava nelle mani del presidente della Repubblica le dimissioni dell’esecutivo in carica, il governo poteva disporre della fiducia costituzionale del Parlamento, registrata appena pochi giorni prima. La decisione di Conte scaturiva quindi da una valutazione prettamente politica, e non da vincoli o effetti di ordine costituzionale. La recente decisione del presidente Mattarella, a conclusione delle consultazioni , di affidare l’incarico esplorativo a Fico per verificare la concreta possibilità di costruire un nuovo governo con la medesima base politica di quello al momento dimissionario rappresenta proprio la logica e razionale conseguenza dello svolgimento degli eventi costituzionali, istituzionali, e politici. La situazione di grave instabilità politica e di governo, che si va sempre più delineando, è oggi fonte di estrema preoccupazione, non solo nella società civile italiana, ma anche “nelle cancellerie” dei nostri principali partner europei. Tutto ciò è deprecabile, anche perché determinato e prodotto da un raggruppamento politico di estrema minoranza, nato da una irragionevole ed incomprensibile scissione dal PD. Solo il dato preoccupante della drammatica crisi del sistema politico italiano ha potuto consentire l’attuale situazione patologica e perniciosa che sta proiettando i suoi nefasti effetti sul sistema istituzionale. Non dovrebbe essere consentito che la pessima messinscena vissuta ancora nella giornata di ieri possa proseguire ulteriormente: è stato toccato il fondo. È necessaria quindi una risposta immediata che ponga fine al degrado politico ed istituzionale in atto. Non possiamo dimenticare che esiste ancora, anche se volontariamente dimissionario, un governo che ha conseguito la fiducia del parlamento; venga rinviato alle camere per verificare la persistenza del mandato di fiducia. Qualora si dovesse reiterare il risultato conseguito recentemente, sarebbe a quel punto inevitabile lo scioglimento del Senato per indire nuove elezioni. Sarebbe questa la soluzione più corretta dal punto di vista costituzionale. Cercare la soluzione alternativa attraverso la costituzione di governi abborracciati, non farebbe altro che accentuare ulteriormente, e forse in modo irreversibile, la situazione di crisi strutturale del sistema politico italiano, consentendo il perdurare di nefasti protagonismi personali, a discapito del bene comune.