La vera battaglia del Mes

Il MES. Fondamentale fino a qualche mese fa, adesso rimpiazzabile con il Recovery Fund.
Si tratta infatti in entrambi i casi di prestiti (diversi) a interesse di estremo vantaggio, irreperibili sui mercati. Investire in sanità con la linea di credito dedicata del MES, oggi che si avvicina l’ora X dell’altro prestito, può avere ancora qualche vantaggio (i soldi hic et nunc) ma ormai relativo. E comporta un debito aggiuntivo rispetto ad un nuovo maxi-debito in arrivo: siamo sicuri di spenderli tutti, i 209 miliardi del Recovery? Non è bene impiegare questa valanga di denaro in poche, essenziali direzioni strategiche (sanità inclusa), fondamentali ma gestibili?
È chiaro dunque l’intento puramente strumentale di agitare oggi l’argomento divisivo del MES al tavolo delle contrattazioni, da parte di Italia Viva.
Più che riproporlo con automatismo ossessivo, questo tema invece va agitato in senso retrospettivo. E in quest’ottica è un bene che sia tornato alla ribalta.
È stato folle, direi senza remore perfino “criminale” aver rinunciato a un siffatto aiuto immediato, quando serviva e basta.
Da maggio avremmo potuto programmare un piano sanitario e di protezione sia per l’emergenza che per il nostro futuro, potendovi spendere da subito fino a 37 miliardi a interessi zero: reparti, formazione, macchinari, presìdi, ricerca, medicina di base. E soprattutto un sistema di protezione specifico per le fasce deboli, esposte alla letaIità del virus. Proprio quelle che continuiamo a proteggere ancora oggi al costo di sacrifici generalizzati che hanno una grave incidenza sulle attività economiche, sulle libertà personali, sulle relazioni sociali. E sui giovani. Vera categoria incompresa e indifesa di questa situazione, cui stiamo egoisticamente sottraendo il presente e scaricando il peso del drammatico futuro.
Ebbene, sputare su un siffatto aiuto in quel momento cruciale, quando eravamo in tempo per agire ed arginare le cose, quello è stato davvero qualcosa di incomprensibile e di imperdonabile.
Ed è su questo aspetto che occorre calcare la mano, con gli apprendisti ministri che hanno in mano le sorti del Paese.
Quest’accusa val bene una crisi. E se la crisi saprà portare al governo una classe più competente e affidabile di questi sconsiderati tirocinanti che devono disegnare il nostro futuro, potremo ben dire che lo scuotimento spericolato di queste settimane non sarà stato vano.